È stato convalidato il fermo di Antonello Nicosia, ex collaboratore di una deputata e attivista radicale, e il boss di Sciacca Accursio Dimino, accusati di associazione mafiosa dalla Dda di Palermo. Il gip ha convalidato il provvedimento e accolto la richiesta di custodia cautelare in carcere avanzata dai pm. Stessa decisione per Luigi e Paolo Ciaccio e Massimo Mandracchi, gli altri tre indagati per favoreggiamento. Il giudice parla di “infiltrazioni gravissime di Cosa nostra negli apparati dello Stato strumentalizzati per fini apparentemente nobili, in realtà volte ad alleggerire il rigore della detenzione dei mafiosi”. Il riferimento è ai rapporti di Nicosia con la deputata Giusy Occhionero di cui l’uomo era collaboratore parlamentare. Ed è pesantissima la valutazione sull’esponente politica. Secondo il gip, l’avvocatessa entrata in Parlamento nelle file di Leu, facendosi accompagnare nelle visite in carcere ai boss da Nicosia, senza aver fatto alcun controllo sul suo passato (il Radicale aveva una precedente condanna per traffico di droga a 10 anni e sei mesi) dimostra o “un grave difetto di consapevolezza” oppure “una connivenza“. Sospendendo il giudizio sulla posizione della Occhionero, al momento non indagata, il gip sottolinea però che “tramite un messaggio proveniente dalle carceri può essere ben ordinato un omicidio e garantita l’operatività di Cosa nostra. con permanente giustificazione obiettiva del regime di carcere duro denominato 41 bis”. Il gip di Sciacca si è dichiarato incompetente per materia (l’associazione è di competenza distrettuale) e ha restituito gli atti alla procura di Palermo.

L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Guido e dai pm Francesca Dessì e Geri Ferrara, ruota attorno a Nicosia, per anni impegnato nelle battaglie per i diritti dei detenuti e collaboratore parlamentare della deputata di Italia Viva, Occhionero. Oltre a progettare omicidi ed estorsioni insieme al boss di Sciacca Dimino, tornato al vertice del clan dopo la scarcerazione, Nicosia entrava nelle carceri di massima sicurezza con la Occhionero e, utilizzando il suo ruolo di collaboratore della deputata, secondo la Dda, incontrava boss detenuti, portava all’esterno informazioni riservate e sollecitava interventi della donna nell’interesse di capomafia del calibro di Filippo Guttadauro, cognato del latitante Matteo Messina Denaro.

Ieri Nicosia, rispondendo al gip, ha sostenuto di aver millantato un potere che non aveva. L’indagato ha poi definito “inopportune” le parole offensive usate verso il giudice Falcone e le espressioni di stima riservate al boss latitante Matteo Messina Denaro. Al gip ha risposto anche il boss Dimino che pur ammettendo i suoi rapporti con Cosa nostra – è già stato condannato due volte per mafia – ha detto di aver cessato il suo legame con l’associazione criminale dopo il 2016, data della sua ultima scarcerazione.

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