Lo scenario più plausibile per l’Italia è il ritorno alle urne la prossima primavera e un trionfo di Matteo Salvini, che quindi tornerà al governo “in tempo per la stagione del Papeete“. La previsione arriva dalla più grande società di servizi finanziari al mondo, Citigroup, che nel suo ultimo minireport sulla Penisola riservato agli investitori premette: “Nella terra che ha dato i natali a Niccolò Macchiavelli, il diavolo è spesso nei dettagli“. E il “dettaglio” cruciale, in questo caso, è la “legge Fraccaro” sul taglio dei parlamentari: approvata all’inizio di ottobre, entrerà in vigore il 12 gennaio a meno che nel frattempo non venga indetto un referendum. Cosa sempre più probabile visto che in Senato sono già state raccolte 49 firme sulle 64 necessarie per indire la consultazione.

Senza referendum, ricorda Citigroup, a gennaio la riforma che riduce i deputati da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200 entrerebbe in vigore e a quel punto prima di poter indire nuove elezioni servirebbe una nuova legge elettorale o almeno una ridefinizione dei collegi elettorali. E “la maggioranza trasversale nel Parlamento attuale potrebbe diventare più forte”. Questo equivarrebbe a “posporre le elezioni al 2021”.

Ma se invece si andasse a referendum, ci vorrebbe qualche mese. E “se prima di quella data ci fosse una crisi di governo, dovrebbero essere indette nuove elezioni con il vecchio sistema”. Vale a dire che il numero di parlamentari resterebbe a 915 invece che scendere a 600 “ma, in base alle attuali intenzioni di voto, la Lega probabilmente raddoppierebbe i propri senatori rispetto agli attuali 52″. E, grazie alle “tecnicalità del Rosatellum“, avrebbe la capacità “di attrarre nuovi parlamentari, specialmente tra quelli del Movimento 5 Stelle (107) che hanno accettato con riluttanza di cambiare alleato di coalizione per restare al potere, o quelli di Forza Italia (62)”.

Per questo secondo Citigroup il quadro più probabile comprende l’indizione del referendum, la vittoria della Lega nella “roccaforte Pddell’Emilia Romagna – cosa che creerà “ulteriori tensioni nella maggioranza di governo” – seguita dalle elezioni in Campania che “potrebbero colpire il M5s”. A quel punto “i parlamentari M5s scontenti di essere parte della governo con il Pd potrebbero lasciare il partito e sedere nel gruppo misto” e il presidente della Repubblica “probabilmente indirà elezioni visto che né l’alleanza M5s-Lega né quella M5s-Pd sono replicabili nell’attuale governo”. Intanto “alcuni parlamentari che facilitano il processo si uniscono alla Lega”. Ed ecco che “i giochi sono fatti” e “Salvini potrebbe essere di ritorno in tempo per la stagione al Papeete”.

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