Un risarcimento che sfiora i due milioni e una condanna a 2 anni e 2 mesi. Questa la sentenza emessa nei confronti di Matteo Brigandì, storico legale in passato della Lega e dell’ex leader Umberto Bossi. Lo ha deciso il giudice di Milano Chiara Valori che ha condannato l’avvocato ed ex parlamentare leghista, imputato per patrocinio infedele e autoriciclaggio, a pagare poco più di un milione e 870mila euro. Per questo il giudice ha disposto il sequestro conservativo di beni.

Il giudice della X penale ha riconosciuto Brigandì colpevole di entrambi i reati (per lui anche multa da 6mila euro) e ha stabilito che il danno dovrà essere quantificato in sede civile, ma ha riconosciuto al Carroccio una provvisionale immediatamente esecutiva a carico dell’ex legale di oltre 1,87 milioni. Disposta anche la confisca di beni per oltre 1,67 milioni e il sequestro conservativo, come richiesto dalla difesa della Lega, di beni mobili e immobili di Brigandì fino a un totale di oltre 1,87 milioni (le motivazioni della sentenza tra 30 giorni).

Secondo le indagini, “quale avvocato della Lega” Brigandì si sarebbe reso “infedele ai suoi doveri professionali”, omettendo “di denunciare il proprio conflitto di interessi” in relazione ad un decreto ingiuntivo, emesso nel 2004 ed eseguito nel 2012, da lui richiesto e incassando così quasi 1,9 milioni di euro di compensi per la sua attività. E avrebbe anche trasferito “la somma di 1,67 milioni” su un conto di una banca in Tunisia. Da qui anche l’accusa di autoriciclaggio.

Il Tribunale di Milano in passato aveva anche disposto un sequestro preventivo ai fini della confisca proprio di quasi 1,9 milioni di euro a carico dell’ex avvocato della Lega. Il sequestro, però, aveva riguardato solo un immobile in Piemonte. La Procura diversi mesi fa ha anche attivato una rogatoria per arrivare a bloccare i soldi. Nella requisitoria il pm ha parlato di “una strategia chiara” da parte di Brigandì “per precostituirsi una sorta di ‘tfr’ non formalizzato per la sua uscita dal partito, appropriandosi in pratica di quasi 2 milioni di euro”. E aveva evidenziato anche il “suo iperbolico conflitto di interesse, perché da difensore ha difeso se stesso e ha fatto causa all’ente di cui era, allo stesso tempo, procuratore legale”.

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