Il principe Harry e Meghan Markle hanno un programma un viaggio di sei settimane negli Stati Uniti prima di Natale: la rivelazione è arrivata dal Sunday Times e ha portato lo scompiglio tra i sudditi di Sua Maestà. Il motivo? Come riferiscono i tabloid britannici, tra cui il Sun, a preoccupare è il fatto che la Duchessa del Sussex rischia di perdere la cittadinanza britannica proprio a causa dei continui viaggi all’estero con Harry. La legge britannica è infatti molto stringente e prevede che per essere cittadini britannici bisogna risiedere nel Regno Unito almeno 270 giorni all’anno per i primi tre anni.

Attualmente Meghan Markle dispone infatti di un visto che deve essere rinnovato ogni due anni e mezzo ma, dal momento che lei e Harry hanno detto di essere intenzionati a continuare con i loro viaggi ufficiali e con le visite negli Stati Uniti dove li aspetta la madre di lei, Doria (con lei trascorreranno infatti il Ringraziamento), è molto probabile che i 270 giorni di residenza obbligatoria nel Regno Unito non vengano rispettati dalla Duchessa. E questo potrebbe mettere seriamente a rischio la sua cittadinanza britannica.

Nell’attesa di sapere se Sua Maestà la regina Elisabetta deciderà di intervenire per agevolare la cittadinanza di Meghan, settantadue deputate britanniche – provenienti da tutto il panorama politico – hanno scritto una lettera alla moglie del principe Harry per esprimere la loro solidarietà nei suoi confronti di fronte ai “toni coloniali antiquati” che appaiono sulla stampa contro di lei e la sua famiglia, come riporta la Cnn. Nella missiva le parlamentari scrivono a Meghan di averla sostenuta nel “prendere posizione contro la natura, spesso sgradevole e fuorviante, delle storie pubblicate in un certo numero di giornali nazionali su di te, il tuo personaggio e la tua famiglia”.

Talvolta storie e titoli di giornali, prosegue la lettera a Meghan Markle, “hanno cercato di calunniare il tuo personaggio senza alcuna buona ragione, per quanto possiamo vedere”, ha aggiunto la lettera. “Ancora più preoccupanti sono i toni coloniali antiquati, che solo così si possono descrivere, di queste storie”, osservano le parlamentari aggiungendo che questo non poteva “essere lasciato incontrastato”. Tra le firmatarie ci sono le deputate laburiste Jess Phillips, Stella Creasy e Holly Lynch, le parlamentari conservatrici Tracey Crouch e Antoinette Sandbach, Layla Moran dei liberali democratici e Joan Ryan di Change UK. In totale, le firmatarie della lettera rappresentano oltre un terzo delle 208 donne della Camera dei Comuni.

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