Abbattere il tabù della depressione e dei disturbi mentali, non è cosa facile. Specie in ambito artistico, quando tutti ne parlano sottovoce, ma nessuno lo dichiara. Non è il caso di Marracash, vero nome Fabio Bartolo Rizzo, che ha impiegato tre anni per togliersi la maschera di Marracash e ritornare al suo vero Io. Un percorso non facile, fatto di momenti bui, poi l’aiuto di uno psicoterapeuta e soprattutto della musica. Ecco come nasce “Persona”, in uscita il 31 ottobre, con quindici brani inediti che parlano di tutto dalla politica, alla società, passando per argomenti personali e privati. Un “via crucis” inevitabile che è servito a Marracash per ritrovarsi e che gli ha consentito di sfornare l’album più bello della sua carriera, che si rivolge non solo al mondo del rap, ma a chi ascolta tutta la musica. Tutto questo grazie anche ai numerosi featuring presenti da Coez fino a Mahmood (“Ha rivoluzionato totalmente il mondo pop-urban italiano”), passando per i colleghi – e soprattutto amici – Sfera Ebbasta (“Mi è stato molto vicino nei momenti difficili”) a Guè Pequeno. Un disco sincero, ruvido, cupo ma anche pieno di speranza, “perché nella vita il riscatto è fondamentale”.

“Questo è un concept album che raffigura il corpo umano e ogni canzone è collegato a una parte di esso – spiega Marra a FqMagazine -. Il lavoro effettivo è durato tre mesi, tre mesi di domiciliari forzati (ride, ndr), ma in realtà ci penso da molto più tempo proprio perché è un disco personale. Racconto molto di me stesso nella forma e nel sound. Mi piaceva l’idea di creare le canzoni, trasformandomi un po’ nel Frankenstein di me stesso. L’ho intitolato non a caso ‘Persona’ come il film di Ingmar Bergman, che mi ha ispirato tantissimo. Ho tolto la maschera di Marracash per riappropriarmi di me stesso. Non ho mai avuto paura di raccontarmi perché mi aiuta a capirmi”.

Come sei riuscito a sconfiggere i mostri della tua mente?
“Affrontandoli. Nessuno parla del fatto che gli attacchi di panico, i problemi mentali, la depressione riguardino moltissime persone e non solo nel mondo dello spettacolo. Ci sono un sacco di ragazzi che sono sbandati e spaventati da quello che sta succedendo perché non riescono a capire. Non ho problemi a condividere quello che ho passato, perché mi rendo conto che per molti sono una specie di fratello maggiore. I problemi mentali sono ancora un tabù e se guardiamo i dati, sono in aumento. Si impenna la percentuale di matti pericolosi. Sono percentuali e numeri preoccupanti che sono causati da diversi fattori come lo sfaldamento delle famiglie, degli affetti e non c’è molto in cui credere oggi. Viviamo in un mondo pieno di fake news dalla politica ai social, dove ci mostriamo per quello che non siamo. Nel mio caso personale ci sono state tantissime cose che mi hanno portato alla malattia, compreso un rapporto con una mia ex che non era affatto sano. Quindi la mia missione è diventata scrivere di tutto questo”.

Poi la rinascita con la voglia di vivere, di lavorare, di mettersi in gioco. Hai ritrovato un nuovo equilibrio oggi?
“E’ stupefacente come la vita sia cambiata all’improvviso. Se penso che non avevo più stimoli, non volevo uscire, vedevo che uccidevo le giornate senza energia addosso. Poi è arrivato questo disco, dopo un lungo percorso personale, che ho scritto in tre mesi, in modo febbrile. Mi sono riappropriato delle cose che avevo accantonato per far piacere agli altri”.

Ad esempio?
“Ho viaggiato tanto dal Giappone all’India. In Giappone ho riscoperto i manga, che amavo moltissimo da ragazzino. Li avevo abbandonati perché mi vergognavo e per la paura di essere giudicato. Ma il senso è che ho ritrovato per strada la mia autostima e la fiducia in me stesso”.

Hai anche ritrovato l’amore con Elodie con la quale hai duettato su “Margarita”, successo di questa estate. Cos’è successo?
“È successo tutto per caso. L’etichetta mi aveva proposto questo duetto, lo abbiamo inciso e ci siamo conosciuti sul set del video. Un incastro di pianeti meraviglioso che ci ha consentito di conoscerci e di non perderci di vista. Ma tutto questo è successo come ultimo step di una serie di piccoli passi verso la rinascita. Era come se il destino mi avesse riservato tutte queste belle sorprese sul mio cammino”.

In “Quelli che non pensano” attacchi la Lega e “il sonno della ragione”. Qual è l’ancora di salvezza, secondo te?
“Investire sulla cultura. Ormai c’è un livello bassissimo sul piano della comunicazione. Si fanno le foto dei panini con la nutella o degli spaghetti da condividere sui social, proprio per abbassare il livello culturale generale al pari dell’ignoranza pura. In questo modo la massa la si influenza, ma in peggio. Ormai tutti si sentono in dovere di dire tutto e il parere di una persona comune, vale di più di quella di un dottore specializzato. Mi sembra incredibile come la gente riesca a resettare cose successe anni fa perché la retorica è sempre la stessa. Mi ricordo bene quando la Lega andò a potere nel 1994, la retorica di Bossi è la stessa di Salvini. Non è cambiato nulla, ma abbiamo dimenticato tutto”.

Sei molto duro nei confronti del successo in “Tutto questo niente”. Perché?
“C’è un prezzo da pagare per la popolarità e la fama. C’è un sacco di gente che vuole diventare famosa e sogna questo mestiere, pensando che sia il massimo della vita. Nell’immaginario collettivo si pensa che l’artista sia pieno di belle donne, faccia la bella vita e tanto altro. La realtà è molto diversa. Si patiscono un sacco di cose e si soffre anche di depressione, basti pensare a Bruce Springsteen che combatte da anni contro questa malattia. Il successo ti espone, ti mette a nudo, ti ingigantisce e come una lente di ingrandimento, mette anche a fuoco i tuoi difetti e le mostruosità. Non è una vita facile, per niente”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Esiste un’Italia che vive di vera arte: la musica non è solo quella che scelgono di farci vedere

next
Articolo Successivo

Caos al concerto di Sting che inizia con un’ora di ritardo: “colpa” del biglietto nominale? Ecco come funziona

next