L’iter che lo scorso anno ha portato la Commissione Europea a fermare la procedura per debito eccessivo nei confronti dell’Italia per la manovra del governo gialloverde è stato “poco trasparente” e ha costituito una “deviazione rispetto alle prassi” del passato. E’ il giudizio espresso da Niels Thygesen, presidente dello European Fiscal Board organo consultivo della Commissione in cui siede anche Massimo Bordignon e che di recente ha proposto una riforma del patto di stabilità – nel suo rapporto annuale appena pubblicato. Se sull’Italia fosse scattata la procedura, si legge nel report, il suo impegno a ridurre il debito sarebbe stato applicato con più forza perché il Consiglio avrebbe fissato dei target di riduzione precisi. Invece la Commissione si è accontentata degli impegni presi a luglio dal governo, nonostante le misure di compensazione proposte appaiano “inadeguate“. E “assumendo un ruolo che non ha“, perché in realtà può solo stabilire “se esiste una violazione delle regole” e non “se un Paese può impegnarsi a correggerla in futuro”.

“Per la prima volta nella storia – ricorda l’economista danese – la Commissione ha chiesto un documento programmatico di bilancio rivisto. L’Italia ha presentato nell’ottobre 2018 un Dpb non in linea con il parametro della riduzione del debito. Mentre la procedura prevista dall’articolo 126.3 del trattato è stata fermata sulla base di un impegno del governo a consolidare nel 2019-20, il procedimento ha portato a delle critiche, pienamente giustificate a parere dello European Fiscal Board, per mancanza di trasparenza e deviazione dalle prassi del passato”.

Un certo numero di istituzioni finanziarie indipendenti, continua Thygesen, “sono intervenute, in Francia e Italia, nel processo di sorveglianza” sui bilanci pubblici “per segnalare rischi al ribasso relativi alle previsioni sulle quali i bilanci si basavano; altri hanno criticato un insufficiente orientamento di medio termine delle politiche economiche”. Una procedura per debito, continua l’Efb, “non è stata aperta nei confronti dell’Italia malgrado la sua chiara deviazione dal percorso di aggiustamento richiesto verso l’obiettivo di medio termine”. Non solo. La Commissione, ricorda l’Efb, “non ha raccomandato misure correttive per l’Italia, malgrado una deviazione significativa nel 2018″.

Nella primavera del 2019, “sulla base dei dati consuntivi di bilancio nel 2018 e le sue ultime previsioni, la Commissione ha valutato l’esistenza di una deviazione significativa nel 2018, 2019 e 2020 e il mancato rispetto del parametro di riduzione del debito, nei tre anni. Dato che il rispetto del braccio preventivo del patto di stabilità è un fattore rilevante per valutare la compliance con il criterio del debito, la Commissione ha avviato un rapporto ex articolo 126.3 del Tfue, sottolineando la necessità di aprire una procedura per debito”. La procedura, ricorda ancora l’Efb, “è stata poi fermata, in seguito all’impegno da parte del governo di attuare misure aggiuntive di consolidamento nel 2019 e 2020. Si tratta di una rottura con la prassi del passato, quando una violazione accertata delle regole portava tipicamente ad una raccomandazione del Consiglio di correggere ‘errori gravi“.

Peraltro “la compensazione presentata dal documento della Commissione era inadeguata“, perché “anche dopo aver preso in considerazione l’attuazione della clausola per gli eventi eccezionali nel 2019, il rischio di deviazione significativa per il 2018-2019 resta”. Di conseguenza, il rallentamento nel cammino verso l’obiettivo di medio termine (cioè il pareggio in termini strutturali) si riflette nell’aumento del debito.

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