“C’è una certa propaganda che descrive la manovra come profluvio di balzelli e nuove tasse che colpiscono categorie come la vostra. Basta ripetere delle affermazioni per renderle vere e questo mi dispiace. Si dice che il governo vuole colpire voi, partite Iva e professionisti. Falso. Si afferma che abbiamo tassato il contante. Falso. Si afferma che abbiamo tassato acqua minerale e merendine. Falso. Che abbiamo tassato la benzina. Falso”. Il premier Giuseppe Conte dal palco dell’assemblea nazionale della Cna ad Ancona difende la prossima legge di Bilancio – il cui testo non è ancora stato inviato alle Camere nonostante sia passato il termine del 20 ottobre – dall’accusa di introdurre troppe nuove tasse. E ai piccoli imprenditori e professionisti, il cui presidente Daniele Vaccarino ha parlato di un fisco che “scoraggia il desiderio di fare impresa”, promette “15/18 decreti legislativi delegati che ridurranno la burocrazia e riassumeranno l’attuale regolamentazione farraginosa”, in alcuni codici, “uno per ogni settore”, perché “la burocrazia toglie il sonno e voi imprenditori ma anche a me che sono presidente del consiglio”. Poi spiega che il piano antievasione sarà “garbato ma deciso” e non penalizzerà chi continua ad usare il contante.

All’inizio dei lavori sulla manovra “avevamo un macigno pesantissimo, dovevamo trovare 23 miliardi per neutralizzare l’insidia degli aumenti Iva“, ha ricordato il premier. “Teniamo conto che abbiamo trovato e messo sul tavolo quella cifra. Poi abbiamo lavorato per delineare una prospettiva per il Paese, che vogliamo orientare alla crescita, a una più equa distribuzione del reddito, senza trascurare il Mezzogiorno perché più cresce il Sud più cresce anche il Nord”. “Sono necessari fiducia e coraggio“, ha continuato. “La fiducia è il capitale più prezioso. Abbiamo ottenuto fiducia dai partner Ue e dai mercati e questo ci ha consentito di recuperare ingenti risorse: il calo dello spread ci garantisce 18 miliardi in tre anni. Inoltre possiamo ottenere in Ue una politica di bilancio più favorevole. Siamo consapevoli che dobbiamo contrastare i paradisi fiscali, che non sono soltanto in altri continenti. Lo dico sempre ai nostri partner in Ue: c’è molto dumping fiscale. E non possiamo accettare il dumping fiscale e sociale in Europa, dobbiamo lottare ad armi pari. Non possiamo accettare che in un mercato unico ci siano costo del lavoro e fiscalità così agevolata da tramutarsi in concorrenza sleale”.

Poi “man mano che facevamo di conto e acquisivamo nuove entrate, alcune proprio negli ultimi giorni, abbiamo iniziato a segnare una svolta. Da qui è nata l’abolizione del superticket, l’investimento a favore delle famiglie, soprattutto le più numerose, il taglio al cuneo fiscale. Faremo di più l’anno prossimo”. Nel frattempo “dobbiamo essere più coraggiosi, recuperare risorse sottratte da economia sommersa, inefficienze e sprechi”. A questo punta il piano antievasione che Conte ha definito “garbato ma deciso. Non penalizza nessuna categoria. Ci avviamo verso un sistema economico digitalizzato e cerchiamo di accompagnare la transizione in modo garbato favorendo con vantaggi e incentivi chi vuole passare ai pagamenti digitalizzati. Non ci sarà nessun aggravio per chi vuole continuare a pagare in contanti. Chi usa moneta elettronica potrà partecipare a estrazioni, avere premi fedeltà e a fine anno un superbonus. Non significa sfavore nei confronti di qualche categoria né additare qualcuno come criminale. Ci impegniamo di contro a conservare il regime forfettario attuale per le partite Iva entro la soglia di 65mila euro. Il senso di questo piano è un patto con tutti i cittadini“. “Un passaggio significativo sarà l’azzeramento o forte riduzione delle commissioni, su questo prometto il massimo impegno”, ha ribadito Conte nonostante finora l’unico intervento all’orizzonte sia un credito di imposta concesso dallo Stato. “Abbiamo già un piano con il sistema creditizio e alternativo a quello creditizio. Vogliamo mettere in condizioni tutti, anche gli anziani, senza ricorrere necessariamente a carte di credito, strumenti economici con zero commissioni per acquisti più modesti o comunque commissioni sensibilmente ridotte”.

Anche il ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli poco prima aveva rivendicato il disinnesco delle clausole di salvaguardia: “Con quell’aumento dell’Iva da 23 miliardi ci avrebbero rimesso i cittadini ma anche le imprese. Non si può mettere in un angolo questo risultato”. “La tassazione eccessiva porta a fenomeni di evasione ed elusione che dobbiamo attaccare in primis chiedendo all’Europa che non ci siano più paradisi fiscali“, ha aggiunto Patuanelli. “La lotta all’evasione la stiamo facendo ma non ci passa per la testa di pensare che il problema del Paese sia l’evasione dell’idraulico e non vogliamo esser visti come quelli che lo pensano”. Poi la promessa di “lavorare per trovare una soluzione sulla cessione dell’ecobonus che per come è stata scritta ricade solo su di voi” e l’auspicio che nasca “una banca pubblica per gli investimenti che consenta un accesso diretto al credito”. “Il tema del credito è fondamentale per le piccole e medie imprese. Il quantitative easing ha introdotto una valanga di liquidità nel sistema bancario”, ma “è chiaro che il sistema bancario ha messo quei soldi nel sistema finanza”, per questo “è necessario avere una banca che dia” alle pmi “accesso diretto al credito”.

Conte e Patuanelli hanno risposto alle sollecitazioni arrivate dal presidente della Cna Daniele vaccarino, che parlando all’assemblea ha chiesto un confronto tra governo e parti sociali perché “non è credibile un fisco che ci obbliga ad anticipare le imposte (split payment, reverse charge, 8% sui bonifici) sottraendoci preziosa liquidità. Un fisco che si concede il diritto di ritardare i rimborsi e di limitare sempre di più l’utilizzo delle compensazioni. Che di anno in anno promette e quasi mai mantiene l’impegno di alleggerire tasse e oneri amministrativi”. “Un fisco trasparente, ragionevole, equo e semplice crea fedeltà”, ha continuato. “Ad ogni cambio di governo in noi si riaccende la speranza di una nuova stagione di relazione col fisco, più trasparente, più semplice, fatta di regole stabili nel tempo e di prelievo ragionevole. Ma poi queste speranze vengono puntualmente disattese“. “Per noi trasparenza significa revisione immediata degli Isa prima che siano utilizzati per l’accertamento. Ragionevolezza è permetterci fin dal prossimo anno la totale deducibilità dell’Imu. Non possiamo, né vogliamo, attendere il 2023! Semplicità è avere un numero più ridotto di tributi. Certamente, semplicità non è aggiungere col decreto fiscale nuovi oneri amministrativi ai subappaltatori per consentire ai committenti di versare le ritenute“.

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