Si può fare quasi il giro del mondo in barca in un anno di viaggio con soli cinquemila euro di budget? La risposta è si. Parola della giovanissima Erica Giopp che ci è riuscita con il sistema del barcastop, una specie di autostop ma, naturalmente, nautico. Wow! griderà subito qualcuno iniziando a caricare lo zaino di indumenti o meditando di lasciare subito il lavoro. Ma non è tutto oro ciò che luccica, il “barcastoppista” deve essere davvero pronto a tutto.

Erica spiega che per fare questa esperienza non c’è bisogno di essere velisti o consumati crocieristi, ma si deve esser disposti a sporcarsi le mani, fare i lavori più umili e, soprattutto, resistere ad ogni clima e tempesta sia nautica che emotiva. Attraversare l’oceano con degli sconosciuti non è paragonabile ad una crociera in Grecia o Sardegna di una settimana, e, soprattutto, non si può scendere. A turno si fanno le pulizie (sempre che ti capiti un equipaggio con un livello igienico adeguato…), si cucina (se sei italiano pare quasi debba essere un cuoco di default), si lustra la barca, si realizzano interminabili turni al timone, notte e giorno. Siete pronti?

Non bisogna mentire – soprattutto a se stessi – spinti dall’entusiasmo, e neanche pensare che un’esperienza del genere possa servire a fuggire dai propri problemi o peggio ancora… risolverli. Si torna a casa cambiati, arricchiti ma ciò da cui volevamo scappare ci attende nuovamente al rientro. Con la consapevolezza, però, che un altro tipo di vita è possibile e praticabile se lo si vuole davvero e sono davvero tantissimi non solo i barcastoppisti ma anche coloro che hanno lasciato la routine quotidiana per provare nuovi stili di vita, non solo single, ma interi gruppi familiari che vivono stabilmente in barca ai tropici.

Se ci si vuol fare una idea precisa di questo mondo galleggiante basta leggere il bel diario di viaggio che Erica ha recentemente pubblicato per i tipi di Alpine Studio. La sua scrittura è frizzante e briosa come il suo carattere, si capisce subito che è una “tosta”, difficile che si perda d’animo, ma la sua dote principale è la leggerezza con la quale descrive la sua navigazione ed una buona dote di simpatia. Una specie del notissimo Tre uomini in barca di Jerome versione 2.0, terminologia che va molto di moda.

Un anno in barcastop, così si chiama il suo lavoro, offre anche consigli utili (pur non essendo certo una guida o un prontuario) a chi volesse provare questa esperienza che non è molto diffusa tra i giovani italiani, ma molto più in altri paesi, tra questi spicca la Polonia, sono moltissimi i polacchi in giro per i mari del mondo in cerca di un pssaggio. Erica è partita nell’ottobre del 2016 dal Mediterraneo (anzi da Pieve di Cadore che è la sua città natale) per poi toccare Las Palmas in Gran Canaria, Capo Verde, Caraibi, Panama attraversando il famoso Canale, Galapagos, Isole Marchesi, Tahiti, diverse isole della Polinesia, Indonesia e Bali da dove è ripartita per l’Italia nell’ottobre del 2017. Non vi gira già la testa?

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Barga, ho visitato uno dei borghi più belli d’Italia. Da qui Pascoli sentiva i rintocchi delle campane

prev
Articolo Successivo

Viaggi, bisogna dare un taglio all’overtourism. Ecco dodici misure su cui bisogna puntare

next