Oltre 100mila euro di evasione fiscale scatterà il carcere e la confisca. E’ l’orientamento del governo sull’elaborazione della norma che prevede l’inasprimento delle pene detentive per i grandi evasori. Il pacchetto è pronto, spiega il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, tanto che domani – lunedì – sarà in discussione in consiglio dei ministri per i dettagli della norma e decidere quale strumento utilizzare per inserirlo nella manovra: “Ancora non sappiamo se entrerà tutto nel decreto fiscale. Potrebbe infatti entrare anche nell’emendamento e quindi in corsa, in sede di conversione. Al di là di questo l’importante è che domani abbiamo il pacchetto sul carcere e la confisca per sproporzione per i grandi evasori“. L’unica cosa che resta decidere, dunque, è “quale parte far entrare subito e quale in sede di conversione e comunque entro 60 giorni”. Per Bonafede è l’ultima tappa di un percorso già ben avviato anche in maggioranza. “Dopo l’incontro dell’altro ieri a Palazzo Chigi con le altre forze politiche di maggioranza – ha detto il guardasigilli – siamo già andati avanti e siamo praticamente alla conclusione e domani dovremmo avere nel dettaglio la norma”. “Il messaggio che do sempre – ha spiegato ancora il ministro – è che si deve avere rispetto per le persone oneste. La stragrande maggioranza degli italiani paga le tasse onestamente e per pagarle di meno dobbiamo pagarle tutti”.

Resta poi tutta la discussione politica sulla manovra, tutt’altro che superata, come si vede dai toni usati tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il capo politico del M5s e ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Lunedì infatti è in programma non solo il consiglio dei ministri (che però non riparlerà del testo della manovra, come ha più volte spiegato il capo del governo), ma anche il vertice di maggioranza per rimodularne alcuni aspetti della legge di bilancio. I nodi sono soprattutto tre: il carcere per i grandi evasori che non piace a Italia Viva; l’obbligo di Pos che non piace ai Cinquestelle com’è formulato fino ad ora; il cambio del regime fiscale per le partite Iva che non piace né ai Cinquestelle né a Italia Viva. Tutte misure che Conte ha difeso, anche con toni più bruschi di quelli a cui ha abituato l’opinione pubblica sia nel primo che nel secondo governo. Sul carcere per i grandi evasori ha assicurato di non voler “indietreggiare di un millimetro“. Sulle partite Iva, parlando con un commerciante allo stesso festival del cioccolato di Perugia, ha rivendicato di essere lui “il presidente del Consiglio che ha portato l’aliquota alle partite Iva al 15% e questo non si toglie. L’obiettivo futuro è continuare ad abbassare l’aliquota da 65mila in su, man mano che recupereremo risorse. Aiutateci a portare avanti il piano antievasione, è così che possiamo farcela”. Più chiaramente, ha spiegato ancora Conte, “con l’aliquota al 15% si può tranquillamente fare lo scontrino. Io sono a favore dei piccoli artigiani e commercianti, altrimenti non avrei portato l’aliquota al 15%. Non vi fate schiacciare da chi vuole descrivervi come evasori, non lo siete”.

Conte, in linea generale, aveva detto – con chiaro riferimento a Di Maio e Matteo Renzi – che al governo bisogna fare squadra e chi non la pensa così, è fuori. E oggi anche il suo predecessore – durante la conclusione della Leopolda che ha lanciato il suo nuovo partito – gli ha risposto pubblicamente e nel merito: “Caro presidente, se vuoi combattere l’evasione fiscale e chiedi alla forze politiche se sono d’accordo, ti faccio conoscere il luogo da cui sono nate le misure che hanno fatto recuperare 15 miliardi di evasione. Sono nate su questo palco e se hai cambiato idea rispetto allo scorso anno, siamo felici di lavorare con te”.

A rispondere è il segretario della Cgil Maurizio Landini: “Renzi ha fatto il premier e non può dire che non c’entra con quanto fatto in questi anni in cui l’evasione fiscale non è stata mai colpita” attacca durante Mezz’ora in più, su Rai3. “Piccola, media o grande, l’evasione va colpita – aggiunge Landini rispondendo a Lucia Annunziata – Nessuno in Ue ha la nostra evasione. Il tema di fondo vero è far pagare le tasse a chi non le paga. E’ un punto di rottura anche culturale: chi non paga le tasse ruba e io non posso difenderlo mentre chi le paga fa il proprio dovere”. Così, in un mese che ha visto formarsi diverse alleanze inedite e imprevedibili (Di Maio-Renzi, Conte-Zingaretti), il leader della Cgil diventa sponsor della linea di Palazzo Chigi: “Lo dico chiaro: che non venga in mente a nessuno di non ridurre il cuneo fiscale sui lavoratori dipendenti e di non combattere l’evasione fiscale, di non fare le cose che devono essere fatte: noi queste riforme le vogliamo fare e se necessario le sosterremo con la mobilitazione di piazza“. “Se vi confrontate con il sindacato e vi prendete impegni con il sindacato non può succedere che vengano poi messe in discussione le questioni perché ci sono beghe al vostro esterno. Ve ne chiederemo conto”.

Proprio su questo punto Landini si dice “preoccupato” dalla Leopolda e da piazza San Giovanni riempita dai militanti del centrodestra: “Non mi preoccupa” la manifestazione, dice il segretario: “Non è la prima volta con Berlusconi anni fa fu riempita ancora di più. Preoccupano invece una serie di messaggi che arrivano da lì e non solo, sto parlando anche della Leopolda. Se di fronte a quanto accade da destra e non solo arriva il messaggio che il problema è ‘no tasse’, questo è inaccettabile. Il messaggio da dare è ‘no evasione’, basta evasione fiscale”.

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