di Mattia Musio

Si ha un po’ la sensazione di essere di fronte alla capanna di Betlemme, guardando Jannik Sinner giocare in questi ultimi mesi. Durante ogni pausa tra un game e l’altro si butta tutti insieme un occhio a quel numero che indica quante persone sono collegate guardando lo streaming di SuperTennis: 900 in certi momenti, poco più di mille nei momenti clou del match. E si pensa: stiamo tutti assistendo alla nascita di qualcosa? Dovremmo raccontare, a chi ancora non lo conosce, cosa sta succedendo all’interno del circuito Atp? Dobbiamo essere portatori della buona novella oppure dobbiamo proteggere questo segreto, per paura di non rovinare questo momento quasi biblico? Per non esporre a troppa attenzione mediatica il ragazzo? La verità è che sarebbe impossibile non provare a raccontare ciò che succede.

Sinner è di Sesto Pusteria, ha 18 anni, pesa poco più che un raccattapalle e si veste leggermente peggio. Le braccia e le gambe sono quelle di un ragazzo delle superiori che a stento regge l’ora di educazione fisica. I capelli sono rossi, il naso appuntito, il colorito biancastro che potrebbe addirittura suggerire debolezza o bassa pressione. Poi colpisce la palla, e all’improvviso tutto si capovolge. Il bianco diventa nero, il cielo diventa terra, l’acqua, fuoco. La naturalezza con cui si muove il rosso è qualcosa di magico, la palla che esce dalla racchetta un gancio della buonanotte di Mike Tyson.

E la narrazione che ne diamo noi trova conferma negli sguardi dei primi testimoni diretti, ossia gli avversari: in questi ultime 48 ore ci siamo gustati le risate isteriche e le occhiate di incredulità per Gael Monfils (numero 13 Atp), il visibile disagio per Francis Tiafoe (53) che a stento si rendeva conto di esser preso a pallate da quel cappellino fluorescente.

Il rovescio e la risposta sono pura poesia emozionale, naturalezza di esecuzione liquida, come ai turni di risposta di quel André Agassi che diventavano banchi di prova (e di dubbi esistenziali) per i migliori battitori del circuito. Ma non solo: Jannik è un tennista ancora tutto da modellare, ancora goffo a rete, migliorabile al servizio. Insomma, la sensazione è che siamo di fronte a un alieno, a un quadro di Modigliani, a Pikachu.

Giusto per fare un po’ di prosa e dare le misure della portata di questo avvento: Jannik ha iniziato la stagione fuori dai primi 500, oggi è virtualmente tra i primi 100; è il primo classe 2001 a guadagnarsi una semifinale in un torneo Atp; è stato invitato con una wild card alle finals dei NextGen che si svolgeranno a breve a Milano, in cui i qualificati saranno tutti più grandi di lui di qualche anno.

Insomma, Jannik ha la facilità di colpi dei più grandi ma gioca a tennis da troppo poco per capire come si svilupperà la sua carriera. Parliamoci chiaro: forse i Re Magi hanno deciso di aspettare prima di portare i doni a a quel bambinello sconosciuto? Ecco, noi, ossia quel pubblico di poco più di mille persone che segue questi match qui, ci sentiamo esattamente così, e il mondo dovrà prepararsi a sentire il suo nome molto spesso, nei prossimi mesi. Noi vi abbiamo avvisato. Quel ragazzo si chiama Jannik Sinner.

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