Il prestito ponte per Alitalia arriva con il decreto fiscale. Contrariamente a quanto dichiarato solo una settimana fa dal ministro per lo sviluppo economico, Stefano Patuanelli, il governo destinerà altri 350 milioni all’ex compagnia di bandiera. Almeno questa è la cifra che al momento appare all’articolo 52 nella bozza di decreto fiscale. Nonostante le smentite di Patuanelli, il governo è intervenuto per mettere in sicurezza la società che è in gravi difficoltà finanziarie, non ha ancora un piano di salvataggio e impiega 11.500 persone.

“Ancora una volta lo Stato mette mano al portafoglio su pretesa di soggetti privati che neanche si sono formalmente impegnati ad acquistare la compagnia – spiega Antonio Amoroso, segretario nazionale Cub trasporti – Inoltre il denaro sarà affidato ai commissari che hanno finora dilapidato il prestito da 900 milioni senza fornire dati certi sul bilancio dell’azienda. Qui stiamo parlando di soldi pubblici che potevano essere investiti per rilanciare l’azienda, non per tirare a campare prospettando, nonostante le smentite del ministro Di Maio, 2mila esuberi”. Per la Cub, l’unica soluzione è che il denaro dello Stato serva per nazionalizzare l’azienda, ristrutturarla e solo successivamente venderla spuntando un prezzo migliore. Ma l’impostazione del sindacato è anni luce lontana dai progetti dell’esecutivo.

Nella bozza del decreto fiscale, il governo spiega che il “finanziamento a titolo oneroso di 350 milioni di euro, della durata di sei mesi” servirà “per consentire di pervenire al trasferimento dei complessi aziendali facenti capo ad Alitalia – Società aerea italiana spa- in amministrazione controllata e alle altre società del medesimo gruppo anch’essere in amministrazione straordinaria, con decreto del Ministero dello sviluppo economico e delle finanze”.

Con questo prestito scatteranno anche gli interessi, congelati invece per il finanziamento ponte da 900 milioni che la società ha incassato tempo fa. Inoltre, esattamente come il precedente prestito, la cifra in questione sarà in “prededuzione”, “con priorità rispetto ad ogni altro debito della procedura, entro sei mesi dall’erogazione e, in ogni caso, entro 30 giorni dall’intervenuta efficacia della cessione dei complessi aziendali”.

La formula insomma è simile a quella utilizzata per il prestito ponte da 900 milioni, su cui Bruxelles ha aperto un’indagine per verificare che la somma non sia un aiuto di Stato suscettibile di alterare la concorrenza sul mercato. Nulla di più probabile quindi che anche questa nuova tranche susciti le ire di Bruxelles e le proteste delle altre compagnie aeree europee. A questo punto, non resta che chiedersi se il nuovo prestito sarà sufficiente a chiudere il cerchio sull’operazione di salvataggio di Alitalia.

Dopo sette rinvii, manca ancora la formalizzazione della cordata che dovrà procedere a rilevare la Nuova Alitalia, nonché i dettagli del piano industriale. Ferrovie e Atlantia, potenzialmente i due maggiori soci con il 35% a testa, hanno assicurato che si lavora a ritmo serrato e che le difficoltà saranno ben presto superate. Ma per ora si tratta solo di parole, non di impegni contrattuali.

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