La retromarcia della Südtiroler Volkspartei è confermata. “In tutte le leggi che noi facciamo in Consiglio provinciale i testi devono coincidere e questo sicuramente la maggioranza del Consiglio si farà carico di farlo. Questo è l’impegno che ci siamo assunti“, ha detto il presidente della provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, tentando di fatto di chiudere la polemica scatenata dalla sostituzione della parola “Alto Adige” con “provincia di Bolzano” nel testo della legge 30 sulle “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi della Provincia autonoma di Bolzano derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea”. La Svp prova a far dimenticare tutto, per portare a casa senza ulteriori intoppi la parte della norma che più le interessa: la parificazione del tedesco all’italiano per l’iscrizione agli albi professionali che consente ai medici austriaci di esercitare nella provincia di Bolzano. Ormai però l’attenzione è alta e Fratelli d’Italia ha depositato un’interrogazione urgente rivolta al presidente del Consiglio Giuseppe Conte ed al ministro per gli affari regionali Francesco Boccia per chiedere se il governo intende impugnare la legge proprio per questa norma.

“Non c’è male senza bene. Forse tutto questo dibattito è servito per una maggiore consapevolezza del fatto che quando si affrontano queste tematiche bisogna essere molto attenti a non toccare le sensibilità delle persone senza coinvolgerle. Quando si vuole cambiare o innovare qualcosa, le uniche cose di cui abbiamo bisogno sono dialogo e rispetto. Vale per la toponomastica e anche per questa situazione”, ha detto il governatore Kompatscher durante la consuete conferenza stampa del martedì. Il presidente della Provincia ha inoltre precisato che “il termine in tedesco ‘Südtirol’ ed in italiano ‘Alto Adige’ si userà sempre in futuro per definire il territorio, come è scritto in Costituzione. Mentre ‘Autonome Provinz Bozen’ e ‘Provincia autonoma di Bolzano’ saranno usati nelle leggi quando ci si riferisce alle istituzioni intese come ente territoriale“.

Nonostante il mea culpa di Kompatscher, il caso ‘Alto Adige’ arriva in Parlamento, proprio per la parte relativa ai medici senza conoscenza della lingua italiana. La richiesta di chiarimenti al governo è stata depositata dalla leader di Fdi Giorgia Meloni e dal capogruppo alla Camera, Francesco Lollobrigida, d’intesa con il consigliere regionale e provinciale de L’Alto Adige nel cuore-Fratelli d’Italia, Alessandro Urzì. L’atto ispettivo di Fratelli d’Italia si concentra appunto non solo sulla questione toponomastica, ma anche sul passaggio relativo ai titoli per praticare la professione medica in Italia che – si legge nella nota – “sarebbero elusi dalle normativa emanata dalla semplice legge provinciale”. “Si è introdotta una ulteriore misura di separazione dell’Alto Adige dal sistema nazionale – denunciano Meloni e Lollobrigida – perché si autorizzano, con legge provinciale, i medici che conoscano solo la lingua tedesca all’esercizio della professione attraverso il proprio ordine o collegio professionale nell’ambito della provincia di Bolzano, riconoscendo sì la parificazione fra le lingue italiana e tedesca dettata dall’articolo 99 dello Statuto di Autonomia ma ignorando che ai sensi del medesimo Statuto è l’italiano ‘la lingua ufficiale dello Stato’ e che come tale essa debba essere conosciuta”.

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