La cancellazione del termine ‘Alto Adige‘ dal testo di una legge ha scatenato un putiferio indesiderato per la Südtiroler Volkspartei, il partito di governo a Bolzano che pure quell’emendamento proposto dalla destra tedesca lo ha approvato. Nel fine settimana sono proliferate una serie di notizie erronee, riportate dai principali quotidiani nazionali, secondo cui la parola ‘Alto Adige’ sarebbe stata abolita per legge. Nulla di più falso. Quello che è vero invece, è che la sostituzione del termine con ‘Provincia di Bolzano’, nella parte italiana del disegno di legge numero 30 relativo a “Disposizioni per l’adempimento degli obblighi della Provincia autonoma di Bolzano derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea” può provocare l’impugnazione della norma da parte dello Stato, come ha annunciato il ministro Francesco Boccia. Esattamente quello che la Svp non voleva, perché all’interno della legge è contenuto un articolo per cui ha lottato per tutta l’estate: la parificazione del tedesco all’italiano per l’iscrizione agli albi professionali.

È questo il vero nodo di tutta la vicenda: basta sapere il tedesco per esercitare come medico nella provincia di Bolzano. Il presidente Arno Kompatscher e la Svp hanno voluto questa norma per evitare la chiusura dei piccoli ospedali sparsi per l’Alto Adige, dove per carenza di medici si è pensato di far arrivare i giovani specializzandi austriaci. La vicenda nasce dal caso del dottor Thomas Müller, austriaco, dal primo marzo 2018 primario su chiamata diretta del Laboratorio centrale dell’ospedale San Maurizio di Bolzano che, in seguito ad una richiesta di verifica di conoscenza dell’italiano avanzata dal ministero della Salute all’Ordine dei medici, aveva dimostrato di possedere una conoscenza della lingua solo “passiva”. La nuova legge lo salva dall’espulsione, così come permetterà ad altri medici germanofoni di coprire i buchi della sanità altoatesina.

Per la Svp è una battaglia cruciale che aveva portato durante l’estate allo scontro con l’allora ministra Giulia Grillo, ma soprattutto con il Movimento 5 stelle locale, tanto da essere uno dei motivi della mancata fiducia al governo Conte 2. Ora, dopo essere caduta e aver avallato la provocazione etnica portata avanti dalle destre tedesche, la Stella Alpina deve correre ai ripari per evitare che a cadere sia l’articolo che le interessa davvero. “Vi è stata effettivamente un’incongruenza nell’elaborazione dell’articolo di legge, in quanto in italiano si è utilizzato il termine Provincia di Bolzano, mentre nella versione tedesca è rimasto il termine Südtirol“, scrive in una nota il presidente Kompatscher, pur precisando, a ragione, che “non esiste nessuna norma che preveda la cancellazione del termine Alto Adige”.

Sulla stessa linea anche Philipp Achammer, Obmann della Svp e solitamente molto meno attento alle istanze degli italiani: “La Svp è sempre stata moderata in fatti di toponomastica ed ha intrapreso il ruolo da mediatrice tra i gruppi linguistici. E continueremo a farlo”, afferma in una nota. “Si sono volute solo creare polemiche“, aggiunge, ma “è vero che nella legge in discussione i termini dei testi in tedesco e italiano non coincidono. Faremo sì che coincidano”, sottolinea, “per porre fine il più presto possibile a questa discussione”. La Südtiroler Volkspartei, proprio per approvare in fretta e furia una legge cruciale, è caduta nel tranello orchestrato da Süd-Tiroler Freiheit che ne ha approfittato per rievocare l’annoso conflitto sulla fascistizzazione della toponomastica e di quello che per loro continua a essere solo il Südtirol.

Però ora la Svp ha paura che Boccia passi dalle parole ai fatti: “Se c’è una differenza io sono obbligato a impugnare e ho detto che mi auguro che la Provincia abbia gli strumenti per correggere in corsa questo aspetto, perché non è ammissibile e non è tollerabile. Lo dice la Costituzione stessa: le versioni, testo italiano e testo tedesco, devono essere identiche. Se si toglie Alto Adige e non si toglie Südtirol la legge va impugnata. Sono stato chiaro e lo farò un minuto dopo averla ricevuta”, ha detto il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie. “Aspetto di capire se il nodo è solo la differenza tra la versione italiana e quella tedesca” ha proseguito Boccia, aggiungendo che “lui mi ha detto che la vicenda è di fatto sfuggita di mano nel confronto in Consiglio”. Kompatscher ha assicurato che rimedierà il prima possibile. Per lui e per la Svp il nome ‘Alto Adige’ non è il vero nodo della questione: “Quando ci si riferisce al territorio la terminologia corretta è Alto Adige in italiano e Südtirol in tedesco”.

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