Berlusconi contro Robocop. Ha vinto il secondo. Non è un meme ironico sull’ex premier e neanche il titolo di un documentario pop sulla Seconda Repubblica. Era invece la sfida per la Presidenza della Repubblica tunisina. Nabil Karoui, il Berlusconi d’Arabia come qualcuno l’ha definito, doveva recuperare il terreno nei confronti dello sfidante che non t’aspetti, Kaïs Saïed, il Robespierre senza ghigliottina. Non c’è riuscito: Saïed è il nuovo presidente. Non ci sono ancora dati ufficiali ma gli exit poll sono netti: il neo presidente avrebbe ottenuto il 72.5% delle preferenze contro il 27.5% del rivale. Finisce così un’inattesa quanto curiosa campagna elettorale. Con due contendenti molto diversi ma anche – per certi versi – simili.

Karoui è un guascone illuminato, Saïed invece un infaticabile camminatore ligio al dovere e alla forma, dotato di un arabo a tratti arcaico e a tratti incomprensibile. Il primo è un imprenditore col culto dell’apparire, con la manìa tipica di molti uomini d’affari di mostrare vicinanza ed empatia verso i poveri e i derelitti. Il secondo, invece, è un uomo dell’apparato dello Stato, un docente universitario con l’immagine triste, ma vincente, della persona retta, emblema della lotta alla corruzione. L’antisistema per eccellenza contro un presunto riformatore moderno: un déjà-vu della politica internazionale, con tante analogie anche con il panorama italiano.

Karoui il suo partito politico per presentarsi all’appuntamento con la storia l’ha messo in piedi alla rinfusa pochi mesi fa. Saïed non si è neppure sforzato, preferendo puntare su poche, fidate amicizie: “Siamo in pochissimi, ma lui ha preferito così. Campagna elettorale? Non abbiamo neppure stampato i manifesti“, ammette uno dei collaboratori del giurista e professore di diritto costituzionale. A modo loro, populisti negli atteggiamenti e nella visione della cosa pubblica, comunque diversi. “Kaïs Saïed viene definito Robocop, a me piuttosto sembra Terminator per la sua indole”. Abdelaziz Belkhodja è il portavoce di Nabil Karoui, magnate televisivo e inaspettato duellante alla poltrona di Presidente della Repubblica della Tunisia per succedere al mitico Beji Caid Essebsi, morto il 25 luglio scorso a 93 anni. Questa la sua definizione dell’avversario che ha battuto il proprietario di NessmaTv, canale televisivo molto seguito nel Paese nordafricano. Belkhodja non ci sperava di rivedere il suo ‘capo’ libero e pronto alla battaglia, sebbene per uno sprazzo di campagna elettorale. L’uscita pubblica di Karoui nel cuore della capitale, lungo il viale alberato di avenue Bourghiba venerdì sera, ha rimesso le cose a posto soltanto in parte. Tirato a lucido come mai prima, nessun segno delle settimane passate in carcere con l’accusa di riciclaggio di denaro ed evasione fiscale.

Karoui si è presentato al suo popolo in splendida forma e dal palco ha strizzato l’occhio ai fans e arringato i suoi avversari – Kais Saied, ma in generale la politica dell’Ancien Régime come ama definirla – attraverso la marea di telecamere, macchine fotografiche e taccuini aperti. Più che un comizio elettorale di fine campagna, quello di venerdì sera è stato un vero e proprio show. L’imprenditore/editore ha compresso la sua smania di visibilità in poche ore, le ultime a sua disposizione prima del voto di domenica, tenendo conto del silenzio elettorale del sabato di vigilia. C’è chi sostiene che l’arresto, avvenuto il 23 agosto scorso, e la carcerazione del tycoon, liberato mercoledì sera dopo 48 giorni di cella e spazi divisi con criminali comuni, dunque l’impossibilità di fare campagna elettorale, avesse aperto una breccia nei cuori e nelle preferenze dei tunisini: “Avremmo preferito averlo con noi sarebbe stata un’altra cosa. Secondo me sarebbe arrivato primo, lui è una forza. Quando arriva Nabil il pubblico si incendia, la gente lo ama perché è la persona più distante dal vecchio modo di fare politica”, aggiunge Belkhodja. Con un partito, Qalb Tounes, Al Cuore della Tunisia, nato a giugno 2019, e una macchina politica fatta da giovani alle prime armi, nessuno avrebbe scommesso un centesimo sul fondatore e Ceo della Karoui & Karoui World. Gli exit poll del primo turno, il 15 settembre scorso, e soprattutto i risultati ufficiali resi noti due giorni dopo dall’Isie (la Commissione elettorale tunisina) hanno ribaltato qualsiasi pronostico: Kaïs Saïed primo con quasi il 19%, Karoui secondo con il 15%, ammessi al ballottaggio, in barba ai rappresentanti dell’establishment post-rivoluzionario del 2011.

Sconfitti e ridimensionati movimenti politici e di pensiero come Ennadha, il partito islamista, così come Nidaa Tounes, potente movimento laico, un colosso dai piedi d’argilla. Bocciate figure potenti come Abdel Fattah Mourou, tra i fondatori di Ennadha, Youssef Chaed, Primo Ministro uscente, e Abdelkarim Zbidi, ex Ministro della Difesa nel 2011. La morte dell’ex presidente Essebsi ha costretto la Tunisia ad anticipare il voto presidenziale, originariamente previsto per novembre. La confusione istituzionale ha prodotto un risiko elettorale, con le Parlamentari (o legislative) rimaste in programma per il 6 ottobre, in mezzo ai due turni delle Presidenziali. Le elezioni per rinnovare il Parlamento del Bardo hanno, in parte, confermato il doppio turno presidenziale, premiando ancora Qalb Tounes. Il movimento di Karoui ha ottenuto 38 seggi, secondo solo agli islamisti di Ennadha con 52. Un voto frammentato che costringerà le forze politiche a complicati apparentamenti per superare la maggioranza parlamentare di 109 seggi e governare. Le due tornate elettorali, tuttavia, hanno confermato il trend del cambiamento. I tunisini, dopo otto anni di promesse e con l’adrenalina della Rivoluzione dei Gelsomini ormai svanita, hanno preferito puntare le loro fiches sul nuovo che avanza, al di là delle conseguenze che un candidato senza passato politico e senza una visione ben definita può rappresentare.

Nabil Karoui, come Silvio Berlusconi, si proclama una vittima del sistema, di una macchina del fango orientato verso la sua persona. In realtà Nabil Karoui e Silvio Berlusconi, canali televisivi e imprenditoria a parte, hanno poco in comune. ‘Al Cuore della Tunisia’ somiglia vagamente, per temi programmatici, al Movimento 5 Stelle, visto che punta sull’ambiente, energia solare, diritti delle minoranze e apertura al dialogo con i Paesi europei, Italia in primis, sul fronte dei migranti. Tra le ricette economiche inserite nel programma di Qalb Tounes, oltre alla nazionalizzazione delle banche, c’è l’idea di realizzare nuovi villaggi 4.0 per risparmiare risorse e mettere in campo un profondo piano per ridurre la povertà. Saïed, dal canto suo, non ha mai nascosto la sua rigidità sociale e dei costumi, mostrando forte avversità nei confronti dei gay, dei migranti e delle minoranze: è lui il nuovo presidente della Tunisia.

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