La Turchia continua la sua avanzata in Siria: l’esercito di Ankara ha conquistato le città di Tel Abyad e di Ras al-Ain, dove in uno dei suoi raid ha colpito anche un convoglio sul quale viaggiavano giornalisti stranieri. Almeno due cronisti sono stati uccisi e altri sei sono rimasti feriti. Secondo le fonti, si trovavano a bordo di un pulmino lungo la strada tra Qamishli e la città frontaliera di Ras al Ayn/Serekaniye. Le due vittime sono un giornalista curdo e un reporter straniero, ancora non identificato. L’Osservatorio siriano dei diritti umani parla in tutto di 26 civili morti.Angela Merkel ha chiamato Recep Tayyip Erdogan e gli ha chiesto di interrompere “immediatamente” l’operazione militare nel nord della Siria. La risposta? Non ci fanno paure l’embargo sulla vendita delle armi da parte di Francia e Germania. Le autorità curdo-siriane hanno replicato confermando che è stato raggiunto un accordo col governo di Assad per l’ingresso entro le prossime 24-48 ore di truppe di Damasco “a protezione” di due città chiave a ovest e a est dell’Eufrate: rispettivamente Manbij e Ayn Arab (Kobane in curdo). Una coalizioni in chiave anti-turca, mediata dalla Russia: la tv di Stato riferisce che truppe del governo si stanno già muovendo verso il nord del Paese.

Gli sfollati presenti nell’area, al momento 130mila, rischiano di diventare 400mila. Mentre gli Stati Uniti hanno deciso una ulteriore ritirata delle truppe: il contingente Usa si sta infatti preparando a evacuare circa mille militari da tutto il nord del Paese per dislocarli più a sud in altre basi americane. L’ordine di Trump arriva una settimana dopo l’annuncio alla vigilia dell’offensiva di volere salvaguardare la sicurezza dei propri soldati, che operavano insieme alle milizie curde nelle lotta all’Isis e il cui riposizionamento in altre zone del paese ha lasciato il campo libero ai militari turchi. I curdi accusano la coalizione anti Isis di averli venduti permettendo un “massacro”, hanno chiesto agli Stati Uniti di aiutarli e di “assumersi le loro responsabilità”. Trump, però, definisce la sua scelta su Twitter “una mossa molto intelligente” perché, aggiunge, “non possiamo essere coinvolti in un’intensa battaglia lungo il confine con la Turchia“.

La guerra – I militari di Erdogan, annuncia il ministero della Difesa su Twitter, hanno inoltre preso il controllo della M4, l’autostrada strategica nel nord est della Siria nei pressi della quale ieri sei civili siriani sono stati uccisi sommariamente a sangue freddo da miliziani filo-turchi. Tra loro anche l’attivista per i diritti delle donne Hevrin Khalaf, considerata dagli uomini dell’Isis una miscredente. E un’inchiesta del New York Times basata su migliaia di registrazioni radio dell’aviazione militare di Mosca svela che i russi tra il 5 e il 6 maggio scorsi hanno ripetutamente bombardato ospedali in Siria allo scopo di sopraffare le ultime sacche di resistenza dei ribelli. Quest’ultima sarebbe stata coinvolta in almeno quattro attacchi ad ospedali civili avvenuti in appena 12 ore, violando una delle più vecchie leggi di guerra secondo cui gli ospedali devono restare fuori dai target. L’inchiesta conferma le tante denunce fatte dalle associazioni per la difesa dei diritti umani e alimenta le preoccupazioni in un momento in cui gli Usa si stanno di fatto ritirando dalla Siria lasciando campo libero ad altre forze, come quelle di Mosca.

La telefonata di Merkel a Erdogan Erdogan, in conferenza stampa a Istanbul, ha aggiunto che i suoi militari hanno anche assediato la città di Tel Abyad oltre ad avere già preso il controllo della città di Ras al-Ain. Poi si rivolge all’Europa, alla quale anche il ministro degli Esteri Di Maio ha anticipato che farà appello per fermare l’export delle armi ad Ankara, e a Germania e Francia, che hanno già deciso di bloccare le vendite. “Dopo che abbiamo lanciato la nostra operazione, hanno minacciato di imporci sanzioni economiche e l’embargo sulla vendita di armi. Ma quelli che pensano di poter fermare la Turchia con queste minacce si sbagliano di grosso”, ha detto alla tv turca. Poco dopo il suo intervento, l’agenzia tedesca Dpa ha fatto sapere che la Cancelliera, ha chiamato Erdogan. Oltre ad essersi pronunciata per “un’immediata fine dell’operazione militare” hanno discusso anche della situazione nella provincia siriana di Idlib e delle perforazioni turche alla ricerca di gas nell’est del Mediterraneo.

La fuga degli affiliati Isis – Intanto proseguono i bombardamenti e i curdi siriani avvertono della fuga di quasi 800 affiliati dell’Isis, scappati da uno dei campi dove sono in corso gli attacchi. I jihadisti stranieri sono fuggiti dal campo di Ayn Issa, a circa 35 chilometri a sud del confine turco, dove ci sono 12mila persone tra cui mogli e vedove di combattenti dell’Isis con i loro figli. L’amministrazione semiautonoma della regione curda ha detto che i detenuti hanno attaccato le guardie e travolto le recinzioni. Secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani circa 10mila sfollati siriani, tra cui familiari di jihadisti dell’Isis, ammassati nel campo di Ayn Issa, tra Raqqa e il confine turco sono esposti all’avanzata militare turca e delle milizie cooptate da Ankara. La polizia curdo-siriana, nota come Asayesh, ha abbandonato il compito di mantenere la sicurezza attorno al campo profughi lasciando di fatto gli sfollati al loro destino. Ma in tutto il numero degli sfollati, oggi 130mila, potrebbe triplicare molto presto. “Ci stiamo addentrando in uno scenario in cui potrebbero essercene fino a 400mila all’interno della Siria e attraverso le aree colpite”, sostiene Jens Laerke, portavoce dell’ufficio Onu per il coordinamento umanitario.

Trump e la possibilità di sanzioni alla Turchia – “Ho detto chiaramente alla Turchia che se non manterranno gli impegni, inclusa la tutela delle minoranze religiose, imporremo sanzioni molti dure”, ha dichiarato Trump, che precisa come la sua amministrazione difenda i cristiani e le minoranze religiose in Iraq e in tutto il mondo. Poi ha aggiunto che le truppe Usa non possono restare in Siria per altri 15 anni “controllando il confine con la Turchia quando non riusciamo a controllare il nostro”.

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