di Duilio Farina

È da quando seguo un po’ la politica (da quando ho 20 anni circa) che sento qualsiasi forza politica sostenere che il numero dei parlamentari debba essere ridotto. Però chissà perché non è mai stato possibile farlo, a causa di cavilli di regolamento, diritti acquisiti, ordinamento costituzionale e mille altre scuse.

Con la quarta e ultima votazione alla Camera i parlamentari sono stati ridotti davvero e per di più di un numero significativo (345). Ciò significa che era possibile, che in passato ci sono solo state raccontate balle sulla sua impossibilità. Per quanto mi riguarda, questo è un piccolo miracolo politico del M5s che è riuscito a far votare a favore di questo provvedimento quasi tutte le forze politiche: anche il Pd che le tre volte precedenti aveva votato contro; anche la Lega che a un certo punto sembrava voler votare contro forse come ripicca dopo il cambio di governo (da lei stessa innescato per altro); anche Forza Italia che di suo non avrebbe mai sostenuto un provvedimento simile; anche tante altre forze politiche e parlamentari che spesso si erano espressi a favore del provvedimento (in linea di principio), ma contrari per un qualche motivo a caso (ad esempio “cosa ne sarà della rappresentatività?”).

Non penso che il taglio del numero dei parlamentari sia il provvedimento più importante approvato dalle scorse elezioni a oggi: il reddito di cittadinanza, il decreto dignità, la riforma della prescrizione (solo per citarne qualcuno) hanno e avranno un impatto sulla società molto maggiore rispetto al taglio di 345 parlamentari. Di certo però la riforma costituzionale approvata rappresenta uno dei provvedimenti più simbolici. E i simboli e gli esempi contano eccome: il taglio dei parlamentari dimostra che anche le promesse più difficili, quelle per cui ci si è sempre sentiti dire “non si farà mai”, possono essere mantenute. È solo una questione di volontà politica, le chiacchiere stanno a zero.

P.s: lo so, se qualche forza politica lo dovesse richiedere, sarà necessario un ultimo passaggio, il referendum costituzionale. Diciamo che alla domanda “vuoi ridurre il numero dei parlamentari da 945 a 600?” confido che gli italiani voteranno in massa “Si”. E se ciò non dovesse avvenire, allora nessuno si potrà più lamentare del fatto che in Italia ci siano troppi parlamentari. A quel punto però sarebbe una decisione dei cittadini, non dei politici.

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