Nessuno lo sapeva, né a Roma né a Firenze. Nemmeno i vertici del ministero dei Beni Culturali, che infatti sono rimasti interdetti. La notizia è arrivata, via Brennero, dalla stampa austriaca: martedì i quotidiani Die Press e Wien of Art scrivono che l’attuale direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, ha rinunciato all’incarico di guidare il Kunsthistorisches Museum di Vienna con una telefonata, nonostante due anni fa l’annuncio ufficiale dell’arruolamento di Schmidt era arrivato in pompa magna dall’allora ministro austriaco Thomas Drozda. Il direttore degli Uffizi però ha smentito la telefonata e ha detto di aver rinunciato all’incarico comunicandolo direttamente al museo di Vienna. Dopo che la notizia è rimbalzata tra i corridoi di Uffizi, Palazzo Vecchio e Mibact, tra l’irritazione degli austriaci, martedì è stato lo stesso Schmidt a ufficializzare la sua rinuncia candidandosi ad un secondo mandato a Firenze: “Sul mio curriculum sarebbe stata una bella cosa mettere il museo viennese – ha detto – ma io non vivo per quello o per il mio epitaffio e il mio cuore è qui a Firenze, agli Uffizi”. A stretto giro, però, è arrivata la risposta del ministro Dario Franceschini che adesso rischia di dover gestire un caso diplomatico con il governo austriaco: “Serve chiarezza – ha attaccato il ministro dem – con l’Austria non voglio avere problemi”.

La rinuncia di Schmidt – Tutto era iniziato nel 2017, a pochi mesi di distanza dalla pronuncia del Tar del Lazio che a maggio aveva annullato la nomina di cinque su venti direttori di supermusei anche perché stranieri. Una sentenza poi cancellata dal Consiglio di Stato. Tra questi non c’erano né Schmidt né Cecile Hollberg che a Firenze dirige la Galleria dell’Accademia, ma dopo quella sentenza le loro posizioni si erano fatte più precarie. Ed è in quel contesto che Schmidt, dopo un lungo corteggiamento del ministro austriaco Drozda, aveva accettato di prendere il posto della storica dell’arte austriaca Sabine Haag alla direzione del Kunst, due anni dopo, al termine del suo mandato agli Uffizi. Lunedì, la doccia fredda con una telefonata al ministro della Cultura austriaco Alexander Scahllenberg, che non l’ha presa bene: “La cancellazione a ridosso dei termini è altamente poco professionale e in realtà senza precedenti”, è stata la sua reazione. Secondo il quotidiano Die Presse, Schmidt avrebbe deciso di rinunciare all’incarico al Kunst per un secondo mandato agli Uffizi perché “all’ultimo secondo gli italiani hanno elaborato una proposta, meglio dotata finanziariamente”. Più soldi, insomma. Che da Vienna diano per assodata la rinuncia di Schmidt lo dimostra la richiesta del ministero all’attuale direttrice Haag di poter continuare a gestire il museo.

Il gelo di Franceschini – Dopo le indiscrezioni delle ultime ore, è stato lo stesso Schmidt ad ufficializzare la sua candidatura per un secondo mandato agli Uffizi. Prima ha definito “fantasiose” le voci su una decisione basata unicamente sullo stipendio e poi ha rilanciato: “Ho deciso di ribaltare la mia decisione originaria di trasferirmi a Vienna e auspico di poter rimanere agli Uffizi perché voglio portare avanti progetti molto importanti come il Corridoio Vasariano e i nuovi allestimenti delle Gallerie”. Sulla permanenza di Schmidt a Firenze però la certezza non c’è ancora perché la mossa a sorpresa dello storico dell’arte tedesco non è piaciuta per niente al Mibact, tant’è che Franceschini gli ha risposto gelido: “Per prendere in esame la riconferma avrei avuto necessità di sapere che questa decisione non avrebbe creato alcun problema con l’Austria. Sono in attesa di avere da lui piena chiarezza”. Schmidt comunque giovedì è volato a Vienna per parlare con l’attuale direttrice Haag e ha anche provato a calmare le acque facendo sapere di aver già pensato alla programmazione delle mostre del Kunst per tutto il 2020.

I risultati agli Uffizi e i nuovi obiettivi – Negli ultimi mesi, la gestione della Galleria degli Uffizi – che comprende anche Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli – è stata presa come modello positivo in tutto il Paese sia per il boom di visitatori rispetto ai primi quattro mesi del 2018 (+12,9% per un totale di 1.364.430 presenze) che per il sistema hi-tech “tagliacode” che permette di evitare le lunghissime file sotto al loggiato. Non solo: negli ultimi mesi gli Uffizi hanno conosciuto una nuova “primavera social” scalando le posizioni dei musei più seguiti al mondo su Instagram, posizionandosi stabilmente nella top ten con 360mila followers. Da ultimo, l’azione diplomatica di Schmidt ha permesso di riportare agli Uffizi il “Vaso di Fiori” del pittore olandese Jan van Huysum rubato dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale.

Twitter: @salvini_giacomo

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