La società Roma Metropolitane sarà liquidata. La giunta capitolina guidata da Virginia Raggi ha votato una memoria in cui annuncia di non voler ricapitalizzare la municipalizzata, così già domani mattina l’amministratore unico Marco Santucci porterà i libri in tribunale e darà il via alla procedura di fallimento. L’azienda, che dal 2005 si occupava di svolgere il ruolo di stazione appaltante per la realizzazione delle opere trasportistiche in città – a iniziare dalla linea C della metropolitana – continuerà a essere operativa finché non saranno esauriti i progetti in essere.

Licenziamenti per 45: caos e proteste. Fassina ferito – Nel frattempo, i servizi saranno in parte spostati alle dipendenze del Dipartimento capitolino Trasporti e in parte girati all’Agenzia capitolina per la Mobilità. E’ probabile, dunque, che gli uffici di via Tuscolana continueranno a lavorare fino al 2024, quando dovrebbe essere consegnata ad Atac l’ultimo – per ora – tratto della Metro C con l’apertura della stazione Fori Imperiali-Colosseo. Per 45 dipendenti – sui 175 totali – già inseriti fra gli esuberi, è già pronta la procedura di licenziamento 223 con possibile ricorso alla cassa integrazione.

In attesa del “verdetto” i lavoratori hanno assediato l’esterno della sede, bloccando il traffico, mentre Cgil, Cisl e Uil hanno convocato per il 15 ottobre una grande manifestazione “contro il dissesto delle municipalizzate romane”. Circa 50 persone hanno protestato davanti alle forze dell’ordine, arrivate in assetto antisommossa. Nel corso delle proteste è rimasto contuso in maniera non grave il parlamentare e consigliere comunale Stefano Fassina, schiacciato dalla calca e portato via in ambulanza. Qualche colpo al volto anche per i segretari Cgil e Uil, Natale Di Cola e Alberto Civica. Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha dato indicazione al capo della Polizia Franco Gabrielli di accertare quanto accaduto “al fine di verificare se l’intervento delle forze di polizia presenti sia stato svolto in maniera corretta e senza violazioni di legge”.

Quattro bilancio in rosso mai approvati – La richiesta di liquidazione, secondo i vertici societari, si è resa indispensabile dal fatto che Roma Metropolitane ha ben 4 bilanci fin qui non approvati, dal 2015 al 2018 compresi, e una perdita d’esercizio di una decine di milioni che avrebbe dovuto essere ripianata dal Campidoglio, cosa che non è mai avvenuta. In Comune, d’altro canto, non hanno mai digerito il fatto che una società semplice, che si basa su un contratto di servizio certo e non deve fare altro che realizzare i progetti e fare da stazione appaltante, possa aver generato negli anni importanti perdite di bilancio.

Oltre al fatto che il dossier sulla Metro C è stato tutt’altro che lineare, fra extra-costi, scandali e inchieste che hanno coinvolto gli stessi vertici della società. La stessa Virginia Raggi, all’inizio del suo mandato, aveva presentato in Assemblea capitolina un dossier molto dettagliato sui problemi della società, tanto da lasciar presagire una procedura più veloce, poi “inceppatasi” quando l’ex assessore, Massimo Colomban, aveva invece preferito tirare avanti e capire se c’erano i margini per salvarla.

Inchieste, scandali e extra-costi: 15 anni tormentati – Roma Metropolitane è stata creata nel 2005 quando sindaco era Walter Veltroni, con lo scopo pressoché esclusivo di occuparsi della costruzione della linea C. Negli anni, tuttavia, è accaduto di tutto. Sin da subito è stato dato l’ok a tutta una serie di varianti (ben 45) presentate dal consorzio Metro C, relative a richieste di modifica operate in pochi anni proprio dai vertici della municipalizzata.

Oltre 2 miliardi di euro di potenziali extra-costi, poi scesi a quota 700 milioni grazie a un accordo transattivo formalizzato fra il 2012 e il 2013, a cavallo tra le giunte guidate da Gianni Alemanno e Ignazio Marino. “Una continuità sospetta fra committente e aggiudicatario” su cui la Procura di Roma sta indagando ormai da più di 6 anni ma che fin qui ha prodotto una richiesta di rinvio a giudizio e un’ampia indagine della Corte dei Conti del Lazio, ormai prescritta. Attualmente presenta almeno 7,5 milioni di euro di crediti nei confronti del Campidoglio, che a Palazzo Senatorio però non riconosco.

Dal Campidoglio: “Non cambia nulla per le opere” – Cosa accadrà adesso alle opere ancora in sospeso? Dal Campidoglio rassicurano: “I dossier curati dalla società resteranno tali, quelli nuovi passeranno agli uffici capitolini”. Per quanto riguarda la linea C, ad esempio, è ormai quasi certo che le talpe escavatrici concluderanno la loro corsa sotto via dei Fori Imperiali e lì, dal 20 ottobre, saranno tombate quasi come fossero dei reperti di epoca augustea.

Perché qualcosa cambi, entro 20 giorni dovrebbe arrivare uno stanziamento del Ministero delle Infrastrutture sul proseguimento dell’opera almeno fino a piazza Venezia, di cui però non ci sono notizie. A quel punto, aumenterebbe di altri 60 milioni il contenzioso potenziale che il Consorzio ha in atto con Roma Metropolitane e che sfiora i 500 milioni di euro. E qui spunta la seconda criticità. Quando sarà ultimata procedura di liquidazione, i contenziosi passerebbero in capo al Campidoglio, “ma fino ad allora rappresenterà uno schermo per il bilancio capitolino”, assicurano da Palazzo Senatorio. Anche se, prima o poi, i nodi dovranno venire al pettine.

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