di Carblogger

Greta Thunberg, la giovane ambientalista svedese, sta inspiegabilmente dettando l’agenda del mondo. Inspiegabilmente, perché non è che prima della sua irruzione sulla scena l’emergenza climatica non fosse già grave. Ma oggi è Greta a fare la differenza, alzando il livello di comunicazione e attenzione ai nostri problemi quotidiani da 0 a 100 in tempi record. Come lo spettacolare 0-100 (km/h) di una Tesla elettrica, per restare sui temi di questo blog.

Greta, oltre a meritare rispetto (anche da chi è in disaccordo) se non altro perché fa un lavoro che molti di noi adulti non siamo evidentemente in grado di fare, potrebbe essere una occasione per l’industria dell’auto. Da non perdere.

Non nemici, ma quasi amici: la rivoluzione elettrica del settore, certo per forza e non per amore dopo troppe resistenze, ha bisogno di un sostegno sociale enorme. Perché come in tutte le rivoluzioni ci saranno vittime innocenti (posti di lavoro) e nuove ineguaglianze (limitato accesso per i costi ancora alti). Tutto in nome di un bene comune, ma non sarà indolore. E l’auto ha bisogno di essere percepita attraverso una nuova sensibilità ambientale, oltre che di una profonda trasformazione in chiave sostenibile.

Prendete lo smog in città: l’auto ne è responsabile in parte e non è quella maggioritaria, ma è lei la principale imputata pubblica. Perché fare battaglie di retroguardia? Diventi un modello, una lepre “verde” che tutti devono inseguire.

A me fa impressione vedere come gli slogan dei top manager dell’industria e degli ambientalisti in questo momento si assomiglino: no plan B, no planet B. Greta è un’indicazione di percorso fatto di tante Grete e Hans e altri, dove non si vede ancora il traguardo ma dove sarebbe meglio che non si vedesse più nemmeno la partenza.

Una strada senza ritorno, che la nuova auto è in grado di percorrere fino in fondo. Ci sta investendo centinaia di miliardi: sarebbe inspiegabile se li buttasse.

@carblogger_it

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Ayrton Senna, l’omaggio di Imola al campione scomparso è un’opera d’arte

prev
Articolo Successivo

Alfa Romeo Tonale, in rete spuntano gli scatti della versione definitiva in commercio dal 2021

next