Nel giorno in cui il presidente francese Emmanuel Macron è in vista a Roma, Leonardo Del Vecchio diventa socio (6,94%) di Mediobanca. Ed entra così a gamba tesa in una delle partite più delicate che si giocano fra Italia e Francia. Con Generali, da sempre ambita preda d’Oltralpe, nonché grande investitore nei titoli pubblici italiani. E il management di Piazzetta Cuccia che fa il bello e il cattivo tempo nelle più rilevanti operazioni finanziarie fra i due Paesi.

Con un investimento da 580 milioni, il fondatore di Luxottica, oggi fusa con la francese Essilor, è diventato azionista di Piazzetta Cuccia che, a sua volta, è il maggior socio delle Assicurazioni Generali. Del Vecchio si è subito definito un “investitore di lungo periodo” pronto a dare “sostegno per accelerare la creazione di valore a vantaggio di tutti” i soci (Unicredit con l’8,8%, Bolloré con il 7,86% e Mediolanum). Qualcosa in più sulle intenzioni dell’industriale si saprà il 28 ottobre, data in cui è in programma l’assemblea di Mediobanca. Intanto non resta che domandarsi perché il fondatore di Luxottica abbia deciso di muovere su Piazzetta Cuccia. Di sicuro il blitz permetterà a Del Vecchio di avere un ruolo chiave nel futuro. Anche perché tecnicamente Mediobanca è una società scalabile sul mercato e al momento la banca fondata da Enrico Cuccia è governata da un accordo fra alcuni soci che mettono assieme il 20,94% del capitale. Intesa a cui Del Vecchio non ha ancora chiesto di partecipare.

Ma i due più importanti soci, Unicredit e Vincent Bolloré, hanno da tempo dichiarato di voler cedere la loro partecipazione. Tuttavia, alle parole non sono finora seguiti i fatti. Anzi, durante l’estate Unicredit aveva cumulato alcuni certificati destinati alla clientela con sottostante azioni Mediobanca. Sommando questi prodotti alla partecipazione detenuta in Piazzetta Cuccia, Unicredit aveva superato la soglia del 10% facendo scattare una segnalazione in Consob. Secondo quanto riferito dal Sole24Ore, la posizione era poi stata smantellata. Ma indirettamente l’intera vicenda ha testimoniato l’elevato interesse di Unicredit per Mediobanca e, a cascata, per Generali.

Così, secondo alcuni osservatori, la mossa di Del Vecchio sarebbe finalizzata a gettare le basi per mettere in discussione i vertici di Mediobanca e a dare man forte a Unicredit che ha sostenuto Del Vecchio nell’offerta da 550 milioni per lo sviluppo Istituto europeo di Oncologia e il centro cardiologico Monzino. Offerta che non andò a buon fine perché proprio Mediobanca, primo socio Ieo, si è messa di traverso assieme a Unipol. Senza contare che i soci italiani di Generali (Del Vecchio, Caltagirone e Benetton) puntano ad avere peso nel consiglio di amministrazione dove quest’anno Mediobanca ha presentato una lista di maggioranza senza consultarsi con i soci privati, anche per scongiurare il sospetto di azioni di concerto fra i soci della compagnia triestina. Intese che avrebbero potuto far scattare un’offerta pubblica d’acquisto obbligatoria. Difficile dire se alla fine la mossa di Del Vecchio sia finalizzata a mettere i bastoni fra le ruote a Nagel il cui mandato scadrà ad ottobre del prossimo anno. Ma di certo d’ora in poi Mediobanca ha un socio che fa valere le sue ragioni.

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