di Andreina Fidanza

Con la nascita dell’esecutivo presieduto da Giuseppe Conte e la nomina di Paolo Gentiloni a Commissario europeo per gli affari economici e monetari, si sta delineando per il Bel Paese una stagione politica di un certo peso internazionale. Utopistica fino ad un mese fa, sempre più concreta e con tanto di endorsement da più di una cancelleria europea nella settimana appena trascorsa.

Ma se sul fronte europeo tutto sembra muovere in favore dell’Italia (Roberto Gualtieri che chiede flessibilità a Gentiloni, con tutte le regole del caso, fa guardare con ottimismo la prossima manovra economica), e se gli stessi mercati, dopo 15 mesi di incertezza, ci stanno strizzando l’occhio (il crollo progressivo dello spread e Piazza Affari in costante segno positivo gli inoppugnabili segnali di fiducia), il nodo che si dovrà sciogliere nelle settimane a venire si svolgerà inevitabilmente all’interno dei palazzi romani.

Perché se è vero che l’ubriacatura agostana dell’indossatore di felpe altrui ha permesso l’insperata nascita del governo a trazione Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Leu, è altrettanto vero che le 11 commissioni parlamentari presiedute dagli esponenti leghisti (quelli che “non siamo attaccati alle poltrone”) potrebbero impedire o comunque rallentare lo svolgimento regolare dei lavori. Il cambio di governo e di maggioranza dovrà dunque fare presto i conti non solo e non tanto nelle aule di Camera e Senato, ma anche e soprattutto con la composizione delle commissioni parlamentari, le cui presidenze sono fondamentali per l’attuazione del programma di governo.

Una in particolare, la commissione Bilancio alla Camera presieduta dall’onorevole Claudio Borghi, potrebbe, al di la di ogni valutazione pregiudiziale, portare il nuovo esecutivo a rischiare un clamoroso esercizio provvisorio, con conseguenti problemi con l’Europa e con l’inevitabile aumento dell’Iva per lo scatto automatico delle clausole di salvaguardia.

Le stesse dichiarazioni dell’economista leghista (“Dovevano pensarci prima di fare il ribaltone”), o peggio ancora quelle dell’ex ministro per le Riforme ed ex vicepresidente del Senato Roberto Calderoli (“Sotterrerò il governo sotto milionate di emendamenti. Il nuovo regolamento di palazzo Madama l’ho scritto io. Mostrerò a Conte e a suoi ministri cose che nemmeno si immaginano”) fanno pensare che il cammino dell’appena nato Conte 2.0 non sarà complicato per le (ipotetiche) differenze tra le forze di maggioranza, ma per le buche disseminate lungo il percorso dalle 11 commissioni parlamentari presiedute dalla Lega, e in particolare da quella del Bilancio alla Camera.

(s)Nodo interno che, attualmente coperto dalle lotte sul campo dell’immigrazione (iniziate con la “discriminatoria” legge regionale del Friuli Venezia Giulia), rischia di metterci in grossa difficoltà al cospetto di un’Europa che oggi è stata finalmente e (quasi) totalmente conquistata da uomini, programmi e idee.

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