Sono legittimi i sequestri effettuati nell’ambito dell’inchiesta per corruzione internazionale a Gianluca Savoini. È la decisione del Tribunale del riesame di Milano, come riporta l’Ansa, che ha respinto il ricorso presentato dalla difesa dell’ex portavoce di Matteo Salvini. Con l’istanza l’avvocato Lara Pellegrini chiedeva l’annullamento del decreto di perquisizione e dei sequestri nei confronti del leghista presidente dell’associazione Lombardia-Russia. La difesa aveva sostenuto anche l’illegittimità dell’audio della riunione al Metropol di Mosca, che è alla base dell’atto istruttorio.

Dall’analisi dei due telefoni sequestrati non ci sarebbero contatti, né via chat né via mail o telefonici, con il segretario della Lega. Sarebbero emersi invece contatti preparatori all’incontro dell’hotel di Mosca, almeno dall’estate dello scorso anno, fra Savoini, gli altri due italiani coinvolti e persone legate agli interlocutori russi. A quel tavolo si è discusso di una compravendita di petrolio, che grazie a una retrocessione, avrebbe dovuto portare fondi nelle casse del Carroccio per affrontare le elezioni europee. Eventualità sempre esclusa dall’ex vicepremier.

Gli investigatori delle Fiamme Gialle, nell’inchiesta su presunti fondi russi che sarebbero dovuti arrivare alla Lega con una compravendita di petrolio, non hanno potuto, comunque, accedere ancora ad una delle chat di Savoini (servirà un incidente probatorio). Allo stato nei due telefoni, uno dei quali comprato a gennaio da Savoini, non sarebbero stati trovati contatti diretti con l’ex ministro. La Guardia di Finanza, invece, avrebbero recuperato dai cellulari elementi (chat ed email) da cui si evince che l’ex portavoce di Salvini avrebbe pianificato, almeno dal giugno 2018, il summit nell’albergo moscovita. Parlando non solo con l’avvocato Gianluca Meranda e l’ex bancario Francesco Vannucci (coindagati per corruzione internazionale) ma anche con persone legate ai tre russi seduti al tavolo il 18 ottobre.

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