L’ex generale Bruno Stano, alla guida della Brigata Sassari durante la missione italiana in Iraq, è stato condannato in sede civile a risarcire le famiglie delle vittime della strage di Nassiriya, avvenuta il 12 novembre 2003, nella quale morirono 19 italiani. I giudici della Terza sezione civile della Corte di Cassazione hanno inoltre confermato l’assoluzione per l’allora colonnello dei carabinieri Georg Di Pauli, oggi generale e all’epoca responsabile della base ‘Maestrale’.

Nel 2003 Stano, assolto in sede penale, era al comando della missione e, secondo i giudici, ha sottovalutato il pericolo in cui si trovavano i militari all’interno del quartier generale italiano a Nassiriya in caso di un attentato “puntuale e prossimo” alla base e per la “complessiva insufficienza delle misure di sicurezza”. Discorso diverso invece per Di Pauli, che secondo quanto emerso dai processi, prima in sede penale e poi civile, tentò di far salire il livello di guardia e di protezione ma dai superiori non ottenne le misure sperate. Nell’attacco suicida morirono 19 italiani: 12 di loro erano carabinieri, cinque militari dell’Esercito e due civili.

Alle 10.40 del 12 novembre 2003 un’autocisterna guidata da un uomo di al-Qaeda riuscì a entrare nella base Maestrale, una delle due sedi dell’operazione Antica Babilonia alla quale partecipavano 3000 uomini. Il camion bomba esplose all’interno della base: la deflagrazione provocò la morte di 28 persone e il crollo di un edificio e danneggiò la palazzina del comando. In sede penale Stano era stato condannato in abbreviato a 2 anni, una sentenza poi ribaltata in appello con l’assoluzione dell’ex generale di brigata. In sede civile, invece, la pronuncia della Cassazione mette la parola fine sulla vicenda.

“La sentenza pone fine a un iter giudiziario lunghissimo e molto articolato e accerta, in maniera definitiva, l’obbligo risarcitorio del generale Spano”, commenta l’avvocato Rino Battocletti, legale di una quindicina di feriti scampati alla strage di Nassiriya. “Da questo punto di vista non si può che esprimere soddisfazione rispetto a una vicenda che avrebbe dovuto trovare già una soluzione soddisfacente per i feriti e i familiari delle vittime”, osserva il legale. Ora l’entità dei danni, spiega l’avvocato, dovrà essere quantificata in sede civile.

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