Quello del 2019 è stato un agosto bellissimo, va detto.

Ma vi ricordate gli anonimi agosti degli anni passati? Vi ricordate quei 15-20 giorni di elemosina di tempo libero chiamati “ferie” (solo per chi è assunto, gli altri fanno le “vacanze”) da sfruttare al massimo, con l’acceleratore tirato o con un filo di gas, quei giorni di vita vera, lontani da tutto e da tutti, ma soprattutto lontani della quotidianità delle notizie in tempo reale e perché no, lontani dai social, salvo postare qualche sporadica foto di cozze, di gambe ignude stese sul lettino al mare, foto di passeggiate in montagna, capitali europee, foreste tropicali. Insomma, così erano le “ferie” o le “vacanze”?

Così era sempre stato, ma non in questo avvincente agosto.

Tutto è iniziato con lui là al Papeete che ha detto che faceva cadere il governo, poi è arrivato quell’altro che l’ha sgridato davanti a tutti e ha fatto un discorso potentissimo strappa applausi del calibro di “La corazzata Potëmkin è davvero una cagata pazzesca”, poi il governo è caduto sul serio, poi è andato da quell’altro coi capelli bianchi pettinatissimi che ha detto “Va bene, fate mo’ il governo” e dopo i primi incontri gli hanno fatto girare i marroni (pettinati pure quelli).

E poi via, verso nuove avventure con un Enrico Mentana gasatissimo: avrà trasmesso venti #maratonementana seguitissime dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, in tutti i fiumi, in tutti i luoghi, in tutti i laghi.

Per tutto agosto la gente ha smesso di guardare Netflix e si è appassionata alla serie tv #lacrisidigoverno in onda tutti i giorni, giorni decisivi, sempre, ogni minuto era decisivo, ogni giorno c’era un colpo di scena (decisivo), uno dietro l’altro, fino all’ultima puntata in stile Black Mirror con il voto sulla piattaforma Rousseau e finalmente il governo, un dream team lombrosianamente “parastatale” che sul fronte ego vola bassissimo (o come dicono i project manager “low profile”) con Roberto Speranza alla Salute, Sergio Costa all’Ambiente, Alfonso Bonafede alla Giustizia, Lorenzo Guerini alla Difesa, Vincenzo Spadafora allo Sport (un chiaro richiamo alla “scherma”, disciplina nella quale la nazione trionfa), Giuseppe Provenzano ministro del Sud…

Insomma, pare che a questo giro se la siano giocata sui giochi di parole tipo Dadone alla Pubblica amministrazione, che fa rima. Forse è proprio per questo che per formare il governo ci hanno impiegato un po’ più del previsto. E’ un governo Bartezzaghi (o Domenica Quiz), il top sarebbe stato Boccia all’Istruzione (lo hanno messo agli Affari Regionali), ma non si può avere tutto.

Sarà per un’altra volta, buon settembre a tutti.

Ps. Natale è alle porte!

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