Mentre negli Stati Uniti l’uragano Dorian sta colpendo la Carolina del Nord, spinto da una potente “tromba” mediatica, l’impatto del monsone sul subcontinente indiano fa meno notizia, ma non meno danni. Piogge monsoniche di estrema intensità si sono abbattute sull’India per il secondo anno consecutivo, causando la fuga di milioni di persone dalle loro case e provocando, a partire da maggio, oltre mille vittime.

Il fenomeno ha interessato diversi stati indiani. Times of India riporta che, a fine agosto, più di 80mila persone erano state evacuate nel Kerala, mentre nello stato di Maharashtra le vittime erano state almeno 245, come riferisce AccuWeather. Le alluvioni dell’anno scorso avevano causato almeno 500 vittime in Kerala, più di 1200 in tutto il paese. E gli esperti hanno stimato che, in entrambi i casi, si tratta di eventi centenari, episodi che avvengono con una probabilità dell’uno per cento all’anno.

Poiché la memoria meteorologica è piuttosto breve – meno di una decina di giorni e senz’altro inferiore all’anno – dobbiamo annotare una circostanza particolarmente sfortunata. Se gli eventi sono indipendenti, due anni consecutivi così catastrofici si verificano con una probabilità di uno su diecimila. Mediamente, una volta ogni diecimila anni.

Trilussa ha insegnato che la statistica è una scienza debole e spesso capita che, se un popolo consuma un pollo alla settimana, ci sono individui che ne mangiano due e altri che non ne mangiano affatto. E potremmo aggiungere che per uno che lo mangia tutti giorni, ci sono sette persone che non lo mangiano mai, proprio mai. Ciò che accade nel subcontinente indiano merita però una riflessione, un cambiamento del modello di riferimento degli ultimi 50 anni.

Le forti piogge sono state innescate da un disturbo atmosferico, la depressione monsonica che si è formata sul Golfo del Bengala all’inizio di agosto. Durante la stagione dei monsoni, le depressioni monsoniche sono abbastanza comuni, ma gli elevati tassi di pioggia che hanno generato stavolta sono insoliti. Secondo uno scenario climatico proposto qualche anno fa, basato sull’analisi di dati storici e sui modelli climatici allora disponibili, l’assetto monsonico viene fortemente influenzato dal riscaldamento globale.

La rapida alternanza di condizioni meteorologiche opposte – un giorno diluvia e nel successivo splende il sole – si accentua e si ripete, i temporali monsonici trasportano più umidità, l’effetto orografico aumenta i tassi di pioggia sui Western Ghats (catena montuosa che attraversa sei stati indiani) con un impatto virtualmente disastroso sulla stabilità dei versanti. Cosa che si è puntualmente verificata in agosto. È uno scenario che tratteggia la tipica forzante del riscaldamento globale sulla velocità con cui lavora il ciclo idrologico.

Durante i primi due mesi della stagione dei monsoni, la gente si era invece preoccupata per la siccità. Poiché era piovuto pochissimo, si profilava lo spettro di una grave carenza idrica. Dal 7 agosto in poi, secondo il Times of India, sono caduti in Kerala quasi 500 millimetri di pioggia in sei giorni, una quantità cinque volte superiore alla media. E i nubifragi hanno sconvolto le città, bloccato la pesca, sbriciolato gli edifici, provocato una fuga di massa.

Ci sono molte incertezze nell’attribuire questi episodi – due anni sfortunati e consecutivi – agli effetti del cambiamento climatico, poiché la base di dati storici è del tutto insufficiente a garantire previsioni affidabili. Le attuali conoscenze di fisica dell’atmosfera, però, non lasciano dubbi che, in un pianeta più caldo, la frequenza di questi episodi estremi sia potenzialmente destinata a crescere in questa regione del mondo.

Eccezionale veramente” è un sintagma del tutto italiano – come molto altri in questo campo, da rischio idrogeologico a bomba d’acqua – che ha fornito un ottimo alibi alla politica del territorio e raccomandato l’esercizio della clemenza nell’amministrazione della giustizia. Durante l’estate che sta finendo, più volte i media hanno parlato di nubifragi estremi, dalle Alpi alla Sicilia, battezzati quali eventi del tutto imprevedibili poiché caratterizzati da frequenze centenarie o millenarie. Dimenticando che, l’estate precedente, avevano usato più o meno le stesse frasi per il Comune a fianco.

Come proclamava con scarsa fantasia Freak Antoni, il compianto leader degli Skiantos, la fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo. E riconosce con grande facilità i luoghi molto esposti e vulnerabili.

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