Mi sdraio sul letto consapevole che ci sei, odiosa zanzara. Ti aspetto, sono calmo. Tendo l’orecchio al ronzio, stringo nelle mani la mia arma: un asciugamano. Ancora nulla, nessun ronzio, forse per miracolo non sei entrata nella mia stanza che è stata con le finestre aperte tutta la sera? Possibile? Una flebile speranza di dormire sereno si fa spazio in me. Provo a chiudere gli occhi. E appena chiudo gli occhi, eccoti! Ti scaccio dall’orecchio con la mano e mi alzo sul letto, aguzzo la vista, tutta la stanza è illuminata a giorno. Dove ti poserai? Aspetto, con calma zanzaricida.

Niente, passano i minuti, non ti posi sul muro bianco come il latte, puttana! Torno a sdraiarmi, stanco di stare in piedi sul letto come una statua. Riprovo a chiudere gli occhi, ho voglia di dormire, di sognare. Lancio un’occhiata alla sveglia, è passata la mezzanotte. Nessun ronzio. Chiudo anche le luci, la stanchezza mi attanaglia. Appena spengo le luci, eccoti! Le riaccendo con movimento rapidissimo, asciugamano in mano, torno in piedi sul letto, guardo il muro, ci sei! Ti sei posata! Ti vedo!

Ora è questione di attimi, faccio un passo verso il muro, alzo l’asciugamano e… riprendi il tuo dannato volo isterico, puttana! Maledetta culex pipiens, mi prendi per il culex? Vuoi farmi impazzire? Vuoi ridurmi a un ebete che si aggira per la casa con un asciugamano in mano? Accetto la sfida.

Scendo dal letto e inizio a perlustrare i muri delle casa, niente. Forse ti sei posata sui cappotti? Li percuoto. Forse ti stai riposando sulle sedie? Le percuoto tutte. Niente. Il letto disfatto è un richiamo irresistibile. Torno a sdraiarmi ma con gli occhi spalancati, passa il tempo, niente, le palpebre si fanno pesanti, cala il sipario. Forse mi addormento. Eccoti! Il sibilo nell’orecchio, ti scaccio! Mi rialzo sul letto, asciugamano in mano, sguardo febbrile, dove sei? Dove sei? Aguzzina, torturatrice.

Lo senti il mio cuore? Pompa il sangue che tu brami, è il dio cardiaco della tua sete! Tum tum tum tum, vieni, vieni da me, è il mio cuore che ti chiama, vieni ora! Mi passi davanti agli occhi velocemente, agito nell’aria l’asciugamano sperando di colpirti in volo, niente! Ti manco, mi manco, mi manca il sonno, mi manca tutto, mamma!

Mamma, perché mi hai partorito in questo mondo pieno di zanzare? No, non posso cedere alla disperazione, devo mantenermi lucido. Zanzara, il tuo sangue mi appartiene. Me lo riprendo.

Mi sento prudere il tallone, inspiegabilmente sei riuscita a darmi una stoccata. Come hai fatto? Non mi illudo, so che la tua sete è infinita. Torno ad aggirarmi nella stanza come un alienato, intravedo allo specchio il volto di un demente, con gli occhi strabuzzati, quel demente sono io? Sì. Ma sono un demente con un’idea fissa: ucciderti. E mi aggrappo a questa ossessione, perso nell’universo, ma non sono solo, ci sei tu, maledetta zanzara, nemica dei miei sogni, insetto molesto, incubo sottile.

Alzo gli occhi al cielo, sei sul soffitto. Oh, meraviglia delle meraviglie. Salto sul letto con balzo felino, asciugamano in mano, prendo la mira, teso come una corda di violino, come uno Stradivari dello schiacciamento, e zac spat spot split. Eviti l’attacco con un sesto senso da manuale, torni in volo! L’asciugamano percuote il soffitto inutilmente. Sarà colpa di questa arma spugnosa? Forse muove troppa aria. O sarà colpa della mia età? I miei riflessi si stanno intorpidendo? Sarà il sonno? La stanchezza? Un’angoscia esistenziale mi appesantisce il respiro, sono in affanno.

Perché non arrendersi? È così dolce abbandonarsi, darsi per vinti, accettare la sconfitta. Mollo la presa, l’asciugamano si affloscia sul pavimento, anche lui spossato, svuotato. Spengo le luci, chiudo gli occhi, in fondo in casa c’è una femmina che vuole succhiarmi, vediamo il lato erotico della situazione, il dio Eros mi aiuta finalmente ad accettare tutto, vieni pure zanzara, vieni, alla fine ti amo.

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