L’esperienza di governo con la Lega “non la rinnego ma per me è chiusa, non si potrà riaprire più per quanto mi riguarda”. Quanto alla disponibilità a guidare un eventuale Conte bis, i nomi sono secondari: “Non credo che sia una questione di persone, è una questione di programmi“. Dal G7 di Biarritz, dove è arrivato sabato pomeriggio, Giuseppe Conte torna a parlare dopo tre giorni di silenzio. Lo fa senza mai citare il Partito democratico, con cui in queste ore a Roma il Movimento 5 Stelle continua le trattative per un possibile esecutivo giallorosso. Ma esclude senza se e senza ma la possibilità di ricucire con il Carroccio dopo che il leader Matteo Salvini a sorpresa ha voluto la crisi. Parole che piacciono a Renzi e a suoi, mentre fonti leghiste le leggono a modo loro: “Lo stesso Conte che per un anno ci ha aiutato a fermare i barconi e a chiudere i porti, in una settimana passa dalla Lega al Pd? Che tristezza”.

Renzi su Twitter gongola e commenta che “Salvini rispetto a 15 giorni fa adesso è anche in un angolo, quasi ko“, e si augura che “adesso prevalga la responsabilità. E che si pensi all’Italia, non all’interesse dei singoli”. E per il capogruppo Andrea Marcucci (che in mattinata aveva assicurato “senza ultimatum e senza veti riusciremo a dare un governo al Paese) “le parole di Conte aiutano a fare chiarezza. Bene che l’esperienza con la Lega sia finita e non ripetibile. Accolgo il suo invito a lavorare ad un progetto riformatore e a non fermarsi sui nomi”. Mentre Tommaso Cerno, che due giorni parlando con ilfattoquotidiano.it ha definito Conte “la vera discontinuità, sottolinea che “il presidente Conte non ne fa una questione di persone” per cui “sarebbe abbastanza strano lo facesse il Pd o il M5s sull’uomo che oggi simboleggia più di tutti la fine del governo gialloverde e l’apertura di una nuova fase politica“. Dunque quella“discontinuità” chiesta da Nicola Zingaretti. Molto critico invece Gianni Cuperlo, che a In Onda ha detto di essere “piuttosto disarmato quando sento Conte dire “un’esperienza che non rinnego ma che considero chiusa”. Se non era d’accordo sulla politica di questi ultimi 14 mesi e i valori che l’hanno sostenuta, allora aveva il dovere di dirlo oppure non possiamo immaginare che la politica sia semplicemente un cambio di casacca. Il trasformismo non ha mai prodotto il bene della politica e del Paese”.

Visto che l’importante sono “i programmi”, Conte “per il bene del Paese” si augura “che i leader dei partiti che stanno lavorando per dare un governo al Paese lavorino intensamente e bene” per trovare un accordo sulle cose da fare. E, dopo aver incassato l’endorsement del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, ribadisce le priorità. “Avendo maturato un’esperienza diretta di governo”, la premessa, “credo di poter indicare quali siano i temi, e quali siano le soluzioni di cui il Paese ha bisogno”. Le stesse indicate già martedì scorso nel suo discorso al Senato: “Abbiamo detto dell’economia circolare, abbiamo detto che dobbiamo lavorare per riformare il Paese e disegnarlo oggi come lo vogliamo fra qualche decennio. Lo costruiamo oggi: un piano di investimenti molto più robusto e dobbiamo lavorare per rendere il Paese sempre meno permeabile alla corruzione. Un grande progetto riformatore, è questo quello di cui ha bisogno il Paese”, spiega subito dopo la riunione preparatoria con gli altri leader sui temi del G7. Che sono, rivendica, gli stessi “che ho coltivato molto intensamente in questi 14 mesi di governo: cambiamenti climatici, protezione della biodiversità, diseguaglianze, il problema del commercio, le principali crisi geopolitiche nel mondo”.

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