La direzione del Partito Democratico sposa all’unanimità la linea del segretario dem Zingaretti che, al termine della riunione a Largo del Nazareno, incontra la stampa per una dichiarazione senza domande. “Nessun accordicchio sottobanco. O governo di svolta, con una verifica alla luce del sole di un programma possibile e condiviso da un ampia maggioranza parlamentare, oppure elezioni anticipate”. In precedenza anche Andrea Orlando e Matteo Richetti avevano dichiarato sulla stessa scia, non escludendo il ritorno anticipato alle urne: “Certo che il voto resta in campo” afferma l’ex ministro della Giustizia e vice segrerario dem.

“I tempi sono stretti. O un governo di alte personalità per il Paese oppure al voto non c’è alternativa”. Orfini ammette il suo personale scetticismo per l’accordo con i 5 Stelle: “E’ molto complicato tenere insieme forze che hanno molto poco in comune”. Tutti nel Pd chiedono ai pentastellati una “forte discontinuità” con il governo giallo-verde, a partire dai decreti sicurezza definiti “sbagliati e vergognosi”. Mentre Piero Fassino, oltre la discontinuità nei programmi, aggiunge anche la “discontinuità negli uomini”. E se Maria Elena Boschi si dice pronta a votare la fiducia ad un governo Pd-M5s “se nascerà”, si tira indietro da un ruolo di primo piano “io in un governo con i 5 Stelle anche no”.

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