L’ascesa della destra europea ed americana viene spesso interpretata come una reazione alla globalizzazione. In altre parole il mondo globalizzato è di “sinistra” mentre quello “nazionalista e populista” è di destra. Ma sarà vero?

Paladino della globalizzazione è Xi Jinping che nel 2018, a Davos, fece un appassionato discorso a favore del libero mercato, mentre il grande nemico è Donald Trump, interessato soltanto a far tornare l’America la superpotenza che fu quando lui aveva vent’anni. Anti-globalizzazione è anche Boris Johnson, il primo ministro britannico che non esita a dire al mondo che il Regno Unito uscirà con o senza accordi dall’Unione Europea il 31 ottobre di quest’anno. Da noi, in quello che un tempo veniva descritto come il Bel Paese, di certo lo schieramento Movimento 5 Stelle e Lega era stato percepito come non a favore della globalizzazione, al contrario, si aveva l’impressione che al centro della politica fosse tornato il cittadino italiano, non quello europeo. Anche la penosissima questione dei migranti è stata presentata come una minaccia all’italianità che richiedeva una difesa ferrea, non decisa da Bruxelles ma da Roma.

In realtà, la linea di demarcazione tra globalizzazione e non globalizzazione corre lungo un confine economico e non politico, quindi la classificazione destra e sinistra intesa come conservatrice e liberale non funziona. Il concetto di globalizzazione è economico non politico. Gli Stati Uniti di Trump vogliono riprendersi una fetta dei guadagni intascati dai cinesi negli ultimi vent’anni grazie alla delocalizzazione della produzione in Cina ed i cinesi di Xi giustamente difendono in tutti i modi il loro primato, vedi svalutazione dello yuan. Il Regno Unito di Johnson pensa che fuori dall’Ue l’economia nazionale sarà più agile perché non più condizionata dalle regole e regolette di Bruxelles, ma soprattutto non dovrà più essere un contribuente netto all’Unione e praticamente dare soldi alle regioni più arretrate dell’ex Europa dell’Est. E’ un’opinione che a breve verrà avvallata o contraddetta dai fatti e dalla storia.

Ed in Italia? Non si riesce bene a capire cosa succede con la crisi di governo usando i concetti sopra discussi. Perché c’è la crisi di governo? E’ chiaro che il Tav è solo il casus belli, non si sfascia un’alleanza che funziona per un treno ad altissima velocità. Quando cerco di spiegare agli stranieri il motivo “ufficiale” per cui Salvini ha deciso di staccarsi da Di Maio mi guardano tutti perplessi. In primis all’estero, al momento sono in Giappone per una conferenza, l’idea di un collegamento veloce tra due nazioni, due città importanti, che non sia aereo sembra, almeno sulla carta, fantastica. In secondo luogo la protezione dell’ambiente, che dovrebbe essere un tema fondamentale, quando ci sono grossi guadagni in ballo, non viene mai considerata.

Ma anche quando cerco di spiegare i veri motivi della crisi, motivi che non hanno assolutamente nulla a che vedere con la dicotomia globalizzazione/nazionalismo, ma che sono radicati nella lotta per il potere partitico sempre accesa in Italia, dove gli italiani sono inermi spettatori e vittime allo stesso tempo, anche allora nessuno riesce a capire. La risposta classica è la seguente: Italian politics, la politica italiana è incomprensibile.

Forse l’analisi che viene fatta oltralpe è quella giusta: siamo talmente incomprensibili da esserlo anche anche a noi stessi. Riesce difficile capire come il Movimento 5 Stelle dopo aver stretto un’alleanza con la Lega adesso guardi al Pd ed agli altri gruppetti da esso eviscerati quale alleati per la difesa delle istituzioni, per evitare l’aumento dell’Iva e tenere in piedi una legislatura partita con il piede sbagliato. Non dimentichiamo che sei anni fa Grillo ed i suoi seguaci sedettero davanti a Bersani e con le telecamere ripresero il loro no all’alleanza con il Pd. Oggi Bersani non c’è ma Renzi è ricomparso come il prurito di una puntura di zanzara che si è irritata. Che è successo negli ultimi sei anni? Possiamo dire che i 5 Stelle invece di cambiare l’Italia hanno subito la classica metamorfosi del politico italiano e sono pronti all’inciucio?

Provate a spiegare agli stranieri che cos’è l’inciucio, certo succede anche all’estero, ma ci sono dei limiti, ad esempio, i laburisti di Corbyn non formerebbero mai un’alleanza con Nigel Farage. Da noi invece l’idea che Di Maio si allei all’altro Matteo non sembra poi così assurda.

Morale: nonostante l’Unione Europea e la globalizzazione, la politica italiana è ancora oggi una realtà sui generis, è questa la migliore definizione possibile sia a casa come all’estero.

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