Arrivano i dati per le temperature di luglio. Secondo il World Meteorological Organization (Wmo), sembra che abbiamo battuto un altro record: luglio è stato il mese più caldo della storia, perlomeno da quando si fanno le misure. C’è qualche incertezza sui valori esatti, come sempre, ma chiaramente stiamo seguendo la tendenza: dopo che giugno era stato il più caldo della storia anche quello, non vi aspettavate di certo niente di diverso per il mese successivo.

Non vi sto a elencare tutti i record locali, li potete leggere sui giornali ma, per curiosità, mi limito a menzionare come cinque paesi europei abbiano battuto i record nazionali di caldo: Belgio, Germania, Lussemburgo, Olanda e Gran Bretagna. Nell’ultimo caso, si sono raggiunte per la prima volta nella storia temperature oltre i 40°C. Il 25 luglio, a Parigi c’erano 42.6 °C, mai misurati prima nella storia. Qui da noi, beh, abbiamo avuto due ondate di calore abbastanza terrificanti. Al momento non va così male, ma nulla vieta all’anticiclone africano di tornare a farci visita prima che arrivi l’Autunno.

E ora? Beh, non è che nessuno abbia veramente voglia di fare qualcosa per fermare il riscaldamento globale, quindi mi sa che ci dobbiamo abituare in qualche modo. In un post precedente vi raccontavo di un racconto di fantascienza scritto dal mio collega Antonio Turiel che descriveva un futuro in cui le temperature estive erano diventate talmente alte che nessuno poteva sopravvivere di giorno all’aperto. Nel racconto, invece di far qualcosa per fermare il riscaldamento globale, la gente si era ingegnata ad adattarsi usando scafandri appositi ad aria condizionata che gli permettevano di muoversi e andare in giro all’aperto senza morire di caldo.

Quello di Turiel era solo un racconto, certamente, ma mi sa che il mio collega l’abbia azzeccata forse più di quanto lui stesso non pensasse. Qualche giorno fa “Alsarago”, che spesso commenta questi miei post sul Fatto, mi ha segnalato che la Sony è impegnata a sviluppare un dispositivo che fa all’incirca quello che fanno gli scafandri del racconto di Turiel. Si chiama Reon ed è un micro-condizionatore d’aria che si indossa sotto una maglietta, lo trovate facilmente sul web usando qualsiasi motore di ricerca. Sembra che sia stato sviluppato principalmente per i salaryman giapponesi che si ostinano a girare in giacca e cravatta nonostante vivano in un paese tropicale dove in estate si schiatta di caldo.

Il Reon non è ancora in vendita e, personalmente, ho qualche dubbio che lo sarà mai. Per dirlo francamente, mi sembra un immondo accrocchio. A parte la bassa potenza e la scarsa autonomia, l’idea è di piazzarlo esattamente sul collo di chi lo indossa. Questo mi sa che sia l’ideale per farti venire i reumatismi o il torcicollo, o tutte e due le cose.

Chiaramente, giacche e cravatte sono state inventate in un’epoca in cui le ondate di calore di oggi non esistevano e non sono adatte a un condizionatore personale. Ma, pensandoci bene, se lo usassimo insieme a un altro tipo di vestito forse potrebbe aiutare. Qualcosa di bello pesante, magari con un cappuccio che ti ripara dal sole. Esatto, proprio quello: un bel caftano come quelli che ancora oggi si indossano in Nord Africa, ma reso tecnologico con un condizionatore interno. A quel punto, poi, non ci resta che importare un po’ di cammelli, magari anche quelli con un condizionatore sulla gobba. Così siamo a posto: pronti per il clima che verrà!

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