Con l’estate e le agognate ferie giungono anche i saldi di stagione, e il Miur, capitanato in questa stagione gialloverde dall’ex docente di educazione fisica in quota leghista Marco Bussetti, ha da poco presentato un nuovo pacchetto scuola che, dopo opportuna approvazione in aula datata 9 agosto prossimo, decreterà le nuove vie di accesso all’abilitazione e al ruolo.

Già a una prima lettura del testo si sono levate voci di forte disapprovazione: l’unica via per l’abilitazione infatti sarà un nuovo, ennesimo Pas (Percorso Abilitativo Speciale) che, già presente in passato accanto al Tfa (Tirocinio Formativo Attivo), mostrava e mostra tuttora notevoli criticità. La principale: a differenza del Tfa, che presentava tanto in entrata quanto in uscita una selezione per esami, al Pas si accede e se ne esce senza alcuna selezione.

“Il nuovo decreto scuola – afferma la professoressa Daniela Servello, rappresentante del gruppo Abilitati Tfa – che verrà introdotto dal governo gialloverde permetterà a tanti docenti precari di poter ottenere un’abilitazione all’insegnamento. Noi docenti abilitati Tfa, e poi vincitori dei relativi concorsi a cattedra, abbiamo dovuto sostenere diverse selezioni per poter svolgere stabilmente questa professione. L’idea di facilitare il percorso di stabilizzazione col solo Pas non-selettivo può risultare condivisibile da un punto di vista umano, ma opinabile dal punto di vista meritocratico: senza una selezione mirata si rischia di immettere in classe docenti non pienamente motivati, che scelgono questo mestiere per convenienza e con una dubbia preparazione. Il nuovo decreto prevede dunque una sanatoria che non rende giustizia al sistema scolastico italiano e al ruolo del docente. Bisognerebbe indire concorsi selettivi più spesso, in modo tale da non creare sacche di precariato che si trascinano negli anni e che contribuiscono a rendere la scuola un ammortizzatore sociale”.

A ogni buon conto, quali che siano nel merito i vari punti di vista, occorrerebbe che l’Italia, suppergiù come già Francia e Germania, adottasse una buona volta un unico metodo condiviso da replicare a cadenze regolari, tanto per il conseguimento dell’abilitazione quanto per il successivo accesso al ruolo: si eviterebbero in questo modo le disuguaglianze tra docenti selezionati e non selezionati, nonché il relativo sentimento, tutto interno al corpo docente, di profonde ingiustizie dovute alle notevoli differenze di accesso.

Se dunque fino al 2016 il percorso per l’abilitazione prevedeva sia il Tfa che il Pas (solo il primo dei due, vogliamo ricordarlo, con doppio concorso in entrata e in uscita), oggi la nuova direzione del Miur lascia il solo Pas come prerequisito di accesso al concorso, dunque un percorso abilitante privo di selezione alcuna. Non solo: come già in passato a questo nuovo Pas potranno accedere anche i dottori di ricerca senza aver mai messo piede in una scuola, anche fosse per un solo giorno della loro vita.

Una decisione che aveva già sollevato critiche e contestazioni in passato e che non mancherà di farne emergere di nuove: se l’esistenza stessa del Pas rende infatti ridicola la doppia selezione a cui furono sottoposti gli abilitati Tfa, questa ulteriore misura conferisce al tutto un tono che va dal tragicomico al grottesco, squalificando, se possibile, ancora più la professione docente, mestiere che qualsiasi dottore di ricerca parrebbe poter svolgere senza alcuna esperienza sul campo né preparazione specifica certificata da opportuna selezione concorsuale.

Ma al Miur non si sono accontentati e hanno voluto strafare: parallelamente al nuovo Pas sanatoria sarà infatti presente un mini-concorsino che darà accesso a una graduatoria di merito finalizzata all’immissione in ruolo entro l’anno scolastico 2022/2023. Quali prove prevederà questa selezione, destinata a chiunque abbia alle spalle almeno un anno e mezzo di insegnamento? Uno scritto computer-based a risposta multipla e un orale privo di valutazione: chiunque passerà lo scrittino a crocette sarà automaticamente promosso. Altro che le tre prove (scritto, prova pratica e orale), tutte e tre con opportuna e dovuta valutazione, dei passati concorsi a cattedra. Insomma, un mega sconto che sa tanto di strizzatina d’occhio dal retrogusto elettorale: ne saranno felici studenti e genitori.

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