La sanatoria per docenti non abilitati si farà. Annunciata dal ministro Marco Bussetti a due giorni dalle Europee, è già praticamente pronta: potranno accedervi i professori con almeno 36 mesi di servizio, circa 55mila in tutta Italia. Quasi la metà (cioè 24mila) saranno anche assunti, gli altri invece riceveranno il titolo di abilitazione con cui poter fare supplenze e partecipare al prossimo concorso ordinario.

L’ultimo Pas (Percorso abilitante speciale) l’aveva fatto l’ex ministro Profumo nel 2013. Fu un provvedimento controverso, perché se da una parte rispondeva alle richieste dei precari storici, dall’altra dava un titolo a migliaia di docenti che non erano riusciti a conseguirlo in vari concorsi, di fatto penalizzando i vincitori di quest’ultimi (come ad esempio i Tfa) e in generale i neolaureati.

In questo caso il ministro leghista si spinge addirittura oltre, perché oltre l’abilitazione distribuirà in alcuni casi anche cattedre a tempo indeterminato. Di un percorso dedicato ai non abilitati si era già parlato durante l’ultimo governo Pd: avrebbe dovuto partire dopo quello riservato agli abilitati nel 2018, ma il governo gialloverde lo aveva cancellato nell’ultima manovra, riservando loro solo una piccola quota di posti nel prossimo concorso. Ora la nuova giravolta, accogliendo una proposta che era stata lanciata dai sindacati per far fronte all’emergenza di posti vacanti (dovuta alle troppe assunzioni andate a vuoto per mancanza di vincitori e per l’effetto Quota 100). Proprio con i sindacati ieri è stata trovata l’intesa sui dettagli del prossimo bando.

La sanatoria è rivolta ai docenti non abilitati di scuola secondaria: parliamo di tutti quei professori che da anni insegnano in licei e istituti tecnici, senza però avere l’abilitazione, cioè dalla terza e ultima fascia delle graduatorie d’istituto. Il requisito fondamentale è aver svolto almeno tre anni di supplenze negli ultimi otto (ma saranno considerati validi anche quelli nella scuola paritaria). Per questo ci si attende una platea di circa 55mila persone, che parteciperanno a una prova preselettiva “computer based”. A questo punto il concorso si sdoppierà su due binari: abilitazione per tutti, assunzione per alcuni. Il Ministero mette a disposizione il 50% dei posti del prossimo concorso, cioè circa 24mila. I primi in graduatoria (formata sulla base di titoli e servizio soprattutto, ma anche sul punteggio della prima prova scritta e poi di una prova orale non selettiva) riceveranno un contratto a tempo indeterminato, gli altri potranno comunque abilitarsi, accedendo a dei corsi di formazione universitari.

L’accordo è fatto: la sanatoria verrà inserita nel primo veicolo normativo utile, in modo da poter partire forse già in autunno e avere le graduatorie per l’anno 2020/2021. I sindacati sono ovviamente soddisfatti. La Lega pure, forse un po’ meno il Movimento 5 stelle, che aveva puntato forte sulla scuola ma si è visto scavalcare: gli alleati di governo si intestano un provvedimento che aiuterà almeno 50mila precari, stabilizzandone la metà, con un occhio di riguardo al Nord (dove risiede la maggior parte dei beneficiari, visto che si tratta di professori che lavorano senza abilitazione e al Sud, dove la coda è troppo lunga, è quasi impossibile farlo).

Nel groviglio della scuola italiana ogni novità ha sempre degli effetti a catena: i posti assegnati a questa sanatoria sono stati tolti al prossimo concorso; una beffa per i più giovani e per i neolaureati, che avranno la metà delle chance a disposizione. Anche per i vincitori del Pas si annunciano tempi lunghi, visto che le loro graduatorie andranno comunque in coda a quelle degli ultimi due concorsi (2016 e 2018, ancora da smaltire); non è chiaro quanti e soprattutto quando saranno effettivamente assunti.

Da anni il Ministero, sotto diverse gestioni, afferma di voler mettere in piedi un sistema con concorsi a cadenza regolare, ma poi ricasca sempre nella tentazione di nuove procedure straordinarie. Per Bussetti, ad esempio, è già la seconda in pochi mesi: il ministro aveva adottato una soluzione simile per risolvere la grana dei diplomati magistrali (ad onor del vero ereditata dal passato). Ora tocca ai precari non abilitati, e questa sanatoria è tutta sua.

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