“Penso che Atlantia sia un partner forte. E una sua partecipazione sarebbe auspicabile”. Il ministro dell’Economica Giovanni Tria, in un’intervista a La Stampa, parla dell’ingresso della holding della famiglia Benetton nella cordata per salvare la compagnia di bandiera e specifica che “la questione del ponte di Genova e delle concessioni”, che il Movimento 5 Stelle è intenzionato a revocare, “va affrontata su un piano strettamente giuridico, da tenere separato. Anche perché Atlantia è in parte dei Benetton ma in gran parte ha come azionisti grandi fondi internazionali. E quindi – dice il ministro – il rispetto delle norme è necessario per tutelare gli azionisti“. Proprio ieri il cda di Atlantia ha dato mandato al Ceo Giovanni Castellucci di verificare la sostenibilità del piano industriale relativo ad Alitalia e il sottosegretario allo Sviluppo economico Cioffi, in commissione Trasporti alla Camera, ha riferito che una eventuale manifestazione di interesse da parte del gruppo “sarà valutata”.

Nel corso dell’intervista Tria parla anche di Europa, Banca Carige e salario minimo, storica battaglia dei 5 Stelle che la candidata alla presidenza della Commissione Ursula von der Leyen ha citato come prioritaria nell’agenda del prossimo governo dell’Europa. Per il ministro dell’Economia con l’introduzione del salario minimo “rischiamo di avere un impatto scarso o nullo nella parte più avanzata del Paese e un impatto più forte nel resto del Paese”. Guardando sempre alla composizione della prossima Commissione, Tria spiega che l’obiettivo della Concorrenza sia “un buon portafoglio per l’Italia” anche perché è irrealistico per il nostro Paese, con i partiti di governo fuori dalle alleanze a Bruxelles, ottenere quello agli Affari economici. Sul ruolo dell’Italia nell’Ue, poi, spiega che “le priorità in Europa sono cambiate – dice – . Adesso il focus del dibattito è la crescita, il tono della discussione è diverso. C’ è una convergenza sul fatto che bisogna rilanciare i grandi programmi europei di investimento”. L’Italia, dice, “non è isolata. In questo contesto sarà possibile rilanciare il dibattito sul Fiscal Compact“. Per Tria “ci sono i presupposti per cambiare le politiche economiche Ue”.

Per rispettare i vincoli europei, ora l’impegno è sui tagli alla spesa e anche sulla “riduzione della pressione fiscale soprattutto a quelli che io chiamo ceti medi, che sono sottoposti ad aliquote disegnate per i ricchi con l’inflazione di 30 anni fa”. Sull’Iva “il Parlamento ha invitato il governo a non aumentarla”. “Avremo dei risparmi sulle spese relative a reddito di cittadinanza e Quota 100. Poi c’ è un aumento del gettito Iva, che stiamo analizzando: credo che l’effetto della fatturazione elettronica sia stato molto più forte di quanto ci potessimo aspettare”. Ci sono anche “le tax expenditures su cui operare, un perimetro complessivo attorno ai 50 miliardi”. Infine “abbiamo 300 miliardi di spesa pubblica su cui si può intervenire”. Con l’introduzione del salario minimo “rischiamo di avere un impatto scarso o nullo nella parte più avanzata del Paese e un impatto più forte nel resto del Paese. D’altra parte l’esigenza esiste e dovrà essere soddisfatta in modo equilibrato”. Infine sulle autonomie, non crede che il governo sia a un punto morto: “c’è un dibattito molto politico. Ma l’accordo è possibile. Sul piano tecnico basta attenersi ad alcuni principi di fondo: la ripartizione delle risorse tra le varie Regioni deve avvenire attraverso la definizione dei fabbisogni standard che tengano conto di tutte le particolarità locali”.

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