Confronto serrato a In Onda (La7) tra il senatore M5s, Gianluigi Paragone, e il direttore dell’Espresso, Marco Damilano, sulle ong e sul rapporto tra 5 Stelle e Lega nel governo Conte.

Paragone osserva che c’è una forma di protagonismo nelle ong, ma Damilano ribatte: “Non è che quel qualcuno che cerca il palcoscenico si chiama proprio Matteo Salvini, cioè il capo del vostro governo? Di Maio, invece, è una specie di capo della corrente esterna“.
Paragone dissente: “No. Chi mi conosce e chi mi ha seguito nelle trasmissioni su questa rete sa che la mia idea sulle politiche di migrazione è sempre la stessa“.
E infatti prima stavi nella Lega“, commenta Damilano.
“Sì, ma in una stagione molto precedente a questa – replica il senatore pentastellato – Le mie posizioni sono sempre state quelle”.

Durante il dibattito, Damilano sottolinea che “l’inizio della fine del M5s” è stato sancito dal voto sul caso Diciotti: “In quell’occasione avete votato per salvare Salvini e in quel voto era affermato un principio: Salvini aveva agito per conto di tutto il governo, laddove, invece, nella richiesta di autorizzazione a procedere i magistrati avevano scritto che Salvini aveva agito nell’interesse di un partito“.
“E noi abbiamo smentito quella tesi”, sottolinea Paragone.
“Da quel voto in poi Salvini ha cominciato a comportarsi come quello che riassume in sé tutto il governo – prosegue Damilano – A oggi Salvini è il presidente del Consiglio, è il ministro degli Esteri, è il ministro dell’Interno, è il ministro del Lavoro, incontra i sindacati, fa lui la politica della giustizia. Oggi ha parlato di castrazione chimica e di legittima difesa. Addirittura mette a posto il ministro della Difesa con un tweet. E voi avete perso la metà dei voti alle elezioni europee”.
Paragone risponde: “Che abbiamo perso metà dei voti è cronaca. Che Salvini però pensi di fare tutto da solo è smentito dai fatti. Qui ho Il Sole 24 Ore, che non è un giornale esattamente simpatizzante dei 5 stelle e che oggi parla di micro-appalti nei Comuni e di auto elettriche in aumento. Siamo stati presi in giro sul decreto di dignità, ma intanto abbiamo avuto un consolidamento di dati importanti sulla conversione dei contratti a tempo indeterminato. E questo è stato tutto fatto dal M5s“.

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