Mentre gli operai Usb contestano i sindacalisti all’uscita dall’incontro al Mise con ArcelorMittal e il ministro Luigi Di Maio, Marco Bentivogli segretario dei Metalmeccanici Cisl giudica l’incontro “deludente” perché “il governo non ha ancora risolto la partita che riguarda lo scudo penale e l’azienda non ha dimostrato alcuna intenzione di ritirare la cassaintegrazione e neppure ha sciolto il nodo se i lavoratori alla fine delle tredici settimane rientreranno tutti in azienda”. Le aspettative di Fim Fiom Uilm e Usb su una possibile inversione di marcia della multinazionale circa la messa in cassa integrazione dal 1 luglio scorso per 1400 lavoratori del sito ex Ilva di Taranto sono state quindi sostanzialmente disattese: ArcelorMittal ha ribadito ragioni e numeri che hanno dettato il provvedimento legato sostanzialmente alla crisi del mercato dell’acciaio nonostante Di Maio si attenda ”una apertura maggiore”.

La clausola che la revoca dello scudo penale liberi dagli obblighi ArcelorMittal? “Del contratto integrativo abbiamo letto stamane sui giornali – afferma Francesca Re David, numero uno della Fiom – non lo conosciamo, come non conoscevamo il contratto fatto dal governo precedente. Noi abbiamo fatto richiesta al Ministro e all’azienda di rendere esplicita e trasparente la discussione che si sta facendo”. Al momento non è stata fatta luce sulla decisione del colosso franco-indiano di chiudere il sito Ilva a fronte della soppressione dell’immunità penale nei confronti degli atti dei vertici, voluta dal governo M5S-Lega. Le rassicurazioni date da Di Maio a Mittal che non deve temere nulla se rispetterà il piano ambientale non pare abbia al momento fatto breccia nel Gruppo che resta in attesa di capire come evolverà il tema. ”Voglio essere ben chiaro: non esiste alcuna possibilità che l’immunità penale torni”, aveva ripetuto ancora Di Maio ai vertici di ArcelorMittal. L’azienda comunque, aveva subito rassicurato, non avrebbe nulla da temere se ”dimostra buona fede continuando nell’attuazione del piano ambientale”. E potrebbe essere questo il punto di mediazione per evitare la chiusura di Taranto che la multinazionale aveva fissato il 6 settembre: ”Se si chiede di precisare questo concetto attraverso interpretazioni autentiche anche per norma, siamo assolutamente disponibili”, assicura Di Maio che su questo mette al lavoro i tecnici del governo rinviando alla prossima settimana un nuovo round sull’Ilva.

Mentre sulla decisione presa oggi dal Tribunale di Taranto Re David esprime preoccupazione: “Azienda e commissari straordinari hanno detto di essere intervenuti entrambi in rapporto con il Tribunale per un incontro e scongiurare la chiusura dell’altoforno. Quando di chiude un altoforno poi ce ne vuole per riaprirlo, sia in termini di soldi che di tempo”