Ha vinto Milano. Ha vinto Cortina d’Ampezzo. Ha vinto Bormio. Livigno. La Valtellina. L’Alto Adige con Anterselva. La Val di Fiemme. Il Trentino con Baselga di Piné. Verona che ospiterà all’Arena la cerimonia di chiusura.

Ha vinto il sindaco Sala. Ha vinto il premier Conte che ci ha messo la faccia ed è andato a Losanna, rischiando di vedere assegnare le Olimpiadi bianche del 2026 a Stoccolma: una rivincita, in fondo, dopo le porte sbarrate con l’Ue. Ha vinto il patto trasversale politico tra le istituzioni cittadine e regionali. Contava presentarsi uniti alla meta e non da fratelli/coltelli Lega vs Pd. Ha vinto l’invadente sottosegretario Giancarlo Giorgetti che dopo aver messo le mani nel Coni, riducendolo vassallo della nuova società Sport e Salute cui spetterà gli appalti dei grandi eventi e degli impianti, ha portato la Lega a condividere il successo d’immagine.

Ha vinto il tanto bistrattato “sistema Italia”, ma quando ci si mette, sa fare progetti e mostrarsi creativo: è la terza Olimpiade Invernale che l’Italia ottiene (Cortina 1956, Torino 2006 le precedenti), mentre Stoccolma si è candidata otto volte senza mai riuscirci. Ha vinto Giovanni Malagò, il presidente del Coni (o meglio, di quel che ne resta), che si è tolto un paio di sassolini dalle scarpe, ricordando nella conferenza stampa di Losanna come la sindaca di Roma aveva cassato la candidatura di Roma per i Giochi estivi del 2024 che se li è così pappati Parigi e come l’altra sindaca pentastellata di Torino non abbia accettato di fare blocco comune con Milano e Cortina. Ora se ne pente, ma è troppo tardi: cosa che il solito cinico ed opportunista Salvini ha ricordato, nel felicitarsi per il successo dell’assegnazione.

Ha vinto pure il presidente Mattarella che ha inviato al Cio un videomessaggio sobrio ma, in fondo, patriottico e molto equilibrato: anche questo ha fatto breccia.

Ha vinto l’università Sapienza di Roma che aveva delineato per prima le dimensioni accattivanti del business olimpico, rispondendo a Palazzo Chigi che le aveva commissionato un’indagine per capire se sarebbe stato conveniente o no, per lo Stato ed è stato ampiamente rassicurato: i costi della sicurezza, che competono allo Stato, saranno ripagati abbondantemente dal ricasco fiscale. Ha vinto la Bocconi che in un suo recente studio ha valutato per la Lombardia e Milano un giro d’affari di tre miliardi, a fronte di spese della metà. Hanno vinto i sindacati che hanno creduto ai Giochi, perché le Olimpiadi porteranno 22mila posti di lavoro. Ha vinto soprattutto la città più internazionale d’Italia, perché dopo l’Expo avrà un’altra opportunità per crescere economicamente, e per vedere consolidata la sua reputazione, rafforzando turismo e investimenti internazionali.

Ho vinto pure io. Anzi, hanno vinto quelli come me che amano la montagna, la neve, gli sport invernali, lo sci alpino e quello di fondo, discipline che ho praticato per decenni. Ho seguito come giornalista otto Giochi d’Inverno, da piccolo mio padre mi portò a Cortina d’Ampezzo, lui era un appassionato sciatore, conservo le sue medagliette (l’Abetone, Bardonecchia, Cortina, Terminillo, Sankt Moritz).

Ma ho una sana preoccupazione. Che la grande torta olimpica ingolosisca speculatori e politici affamati, dirigenti incompetenti e ci sia una corsa a gonfiare le spese, a raddoppiare le poltrone, a mettere in piedi comitati e commissioni pletoriche, talvolta inutili. Ho già visto questo film. Già hanno incominciato a bussar cassa sindaci e assessori, già si mobilitano le cordate mediatiche per il magna magna, già si ricomincia coi sogni come la ferrovia da Milano a Bormio (oggi il capolinea è Tirano), o con la famigerata superstrada – eterna incompiuta – che da Milano va a Lecco e risale il lago sino alla Valtellina e lì si intoppa…

Il decreto Sblocca cantieri induce al pessimismo, c’è rischio più di prima di infiltrazioni mafiose nell’assegnazione degli appalti. Insomma, c’è molta attesa perché le cifre sono imponenti: nel dossier italiano il costo stimato – si sa, purtroppo, che aumenterà, come è sempre successo – è di un miliardo e 362 milioni di euro, di cui 243 milioni per gli investimenti in infrastrutture sportive e i costi operativi. La novità, rispetto ai disastri del passato, è che il Cio contribuisce per il 75 per cento, un finanziamento di un miliardo e spiccioli, che è stata la molla decisiva per fare accettare all’87 per cento degli italiani la candidatura. Le Regioni Lombardia e Veneto e le province autonome di Trento e Bolzano si accolleranno la parte mancante, per ora quantificata in 341 milioni. La Lombardia verserà la quota più consistente, 211 milioni, il Veneto e le province sborseranno il resto. In questi importi verrebbero conteggiati anche i contributi dei privati (a Milano, per esempio, la costruzione del futuro PalaItalia (un’arena da 15mila posti che costerà 70 milioni di euro e dovrebbe essere realizzata entro la fine del 2023) sarà affidata alla società Ovg Europe Limited, con Live Nation, pare tra le più grosse società a livello mondiale per l’organizzazione di eventi musicali e non solo.

Insomma, sulla carta il dossier olimpico di Milano e Cortina (il logo dei Giochi vede questi due nomi) alterna attenzione all’ambiente, utilizzo di impianti già esistenti ovviamente sottoposti a restyling o a importanti ristrutturazioni e villaggi olimpici destinati ad essere dopo i Giochi residenze universitarie, nel quadro di una colossale riqualificazione di aree semi abbandonate, come lo Scalo ferroviario di Porta Romana, una posizione strategica e ben collegata al centro e soprattutto alle università milanesi (la Bocconi, per esempio, è a venti minuti a piedi, la Statale a 25, il Politecnico a un quarto d’ora coi mezzi pubblici). Inoltre, i Giochi spingerebbero tutti i cantieri delle nuove tratte di metropolitana che già punteggiano (e tormentano) la città, ad accelerare i tempi di realizzazione, compresa la linea che finalmente collegherà l’aeroporto di Linate alla città.

A caldo, dunque, direi che avere ottenuto le Olimpiadi non è aver vinto una sfida. Ma qualcosa di più. Il “pacchetto” che offriamo è spettacolare, a cominciare dal fronte della cultura e da quello del territorio. Attorno a Milano, ci sono bellissime città d’arte. E comprensori enogastronomici ineguagliabili. Povera Stoccolma, partiva già battuta, aveva meno atout, e anche molto meno appeal. L’unica incognita poteva essere quella politica. Ma i membri del Cio, per nostra fortuna, non hanno badato alle perplessità che nel resto del mondo nutrono per il governo italiano di Lega e Cinquestelle. Hanno valutato e promosso il dossier italiano, premiandone la forza propulsiva sia sul fronte della materia sportiva e delle “location”, tutte di altissimo livello; ma hanno anche tenuto conto del mirabolante contesto. E’ vero che le montagne non sono proprio fuori città, ma ad essa sono bene collegate; ma la forza della proposta di Milano sta nella sua intraprendenza multiculturale, nell’essere ormai una delle “città Stato” più ambite e famose del mondo, dalla grande capacità attrattiva. Non solo un freddo palcoscenico sportivo, ma una comunità pulsante, dinamica si sarebbe detto qualche anno fa. Oggi è di più.

Quel che invece è mancato in modo assoluto ai putiniani Giochi di Soci e in Sud Corea, lo scorso anno. Non basta mettere in piedi splendide coreografie per le dirette in Mondovisione, se poi tutto resta confinato nella mera esecuzione di gare, cerimonie di apertura, premiazioni e di chiusura. L’abbiamo visto ai Mondiali di calcio in Russia: un successo perché gli stadi erano solo un momento agonistico e di tifo, ma poi c’erano i russi, le grandi città come Mosca e San Pietroburgo e le strade erano vive, e gli eventi infiniti e tutto ciò ha appagato i turisti e i tifosi.

I Giochi saranno il pretesto per mostrare ciò che rende Milano competitiva ed attrattiva: dalla moda allo shopping di lusso, dai musei ai teatri, alla Scala, ai suoi locali, alle movide che animano le notti; penso a Cortina, nel paradiso delle Dolomiti; mi aspetto che la Valtellina rinnovi la sua vocazione sportiva e non ragioni solo pensando all’indotto economico ma a quello ambientale; ed ancora, Anterselva capitale del biathlon, Baselga di Piné e la bella Val di Fiemme sappiano coniugare la loro rinomata ospitalità con sapiente capacità organizzativa. La stessa Bormio ha ospitato due Mondiali di sci alpino e un infinito numero di gare per la Coppa del Mondo di sci alpino: conterà pur qualcosa l’esperienza accumulata (e la favolosa pista Stelvio…). Quanto a Cortina, è ormai tappa fissa del calendario femminile e ospiterà i Mondiali di sci alpino del 2021, quale migliore e più attendibile collaudo di piste, ospitalità e logistica?

Ma aspettiamoci critiche, bastian contrari, cassandre di ogni genere. E’ patologico, da noi. Sospetti e veleni, soprattutto quando ci sono tanti soldi. Un vecchio collega come Frank Cimini, icona del giornalismo giudiziario, mi ha scritto: “Hanno magnato su Expo con il permesso della mitica procura…faranno eguale sulle Olimpiadi”. Cimini è un cronico pessimista, “chi controlla i controllori?”, ma c’è anche chi trova che le Olimpiadi “sono una cosa bella: prendiamocela!”. Speremm.

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