Battaglia di cifre sul costo per le imprese del salario minimo proposto dal Movimento 5 Stelle. L’Istat l’ha stimato in 4,3 miliardi, ma senza tenere conto del fatto che se aumenta il livello minimo anche quelli superiori andranno riparametrati. Giovedì il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, a margine del Festival del lavoro ha detto che l’istituto “ha fatto una stima di 10 miliardi di euro di costo“, ricordando che “lo stesso ministro del Lavoro ha annunciato la possibilità, la necessità, di una riduzione del cuneo fiscale che possa interessare in qualche modo le imprese che subiscono un aumento del costo”. Tre giorni prima, in audizione alla Camera, la rappresentante dell’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (Inapp) – ex Isfol, che si occupa di analisi e valutazione delle politiche del lavoro, dell’istruzione e della formazione – aveva stimato il costo per le imprese a un livello intermedio tra i due: 6,7 miliardi di euro, poco sopra la quantificazione di 6 miliardi fatta da Confcommercio.

Tridico non ha spiegato come nasca la stima Inps e a marzo, in audizione, la direttrice Entrate e recupero crediti dell’istituto Maria Sandra Petrotta non aveva fornito cifre. Paola Nicastro, direttore generale Inapp, ha invece spiegato che il salario minimo legale a 9 euro lordi all’ora coinvolgerebbe il 21,2% dei lavoratori dipendenti per un totale di circa 2,6 milioni. Di questi, circa 1,9 milioni di lavoratori a tempo pieno (il 18,4% del totale dei dipendenti a tempo pieno) per un costo di 5,2 miliardi e circa 680.000 a tempo parziale (il 29% del totale dei dipendenti part-time) per un costo di 1,5 miliardi. Il costo totale per le imprese sarebbe di 6,7 miliardi di euro. Il provvedimento riguarderebbe in modo particolare le imprese molto piccole, sino a 10 dipendenti, e piccole (fino a 50 dipendenti), in particolare nel Mezzogiorno. Beneficerebbero del salario minimo il 34,1% dei dipendenti a tempo pieno delle imprese sino a 10 e il 20,3% di quelli delle imprese tra 10 e 50, così come il 27% dei dipendenti nel Mezzogiorno e isole.

L’incidenza del salario minimo tra i lavoratori stranieri a tempo pieno sarebbe del 32,4%, contro un 16,1% dei lavoratori italiani. Tra le dipendenti a tempo pieno, l’introduzione del salario minimo riguarderebbe il 23,3%, a fronte del 16,5% dei dipendenti uomini. Nella sua audizione, Inapp ha fornito anche i risultati di alcune simulazioni con valori inferiori del salario minimo. Se fosse fidato 8,5 euro all’ora riguarderebbe 1,9 milioni di lavoratori, cioè il 15,8% dei dipendenti del settore privato non agricolo (esclusi i lavoratori domestici), con un costo per il sistema delle imprese di 4,4 miliardi. Numeri che si ridurrebbero a 1,2 milioni di lavoratori (il 10,4%) con un costo di 2,7 miliardi di euro se il salario minimo legale fosse fissato a 8 euro lordi all’ora. I costi per le imprese, durante una fase transitoria, potrebbero essere attutiti con l’introduzione di un credito di imposta, calibrato sui soli dipendenti beneficiari del salario minimo.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Politiche del lavoro, in Italia siamo ancora indietro. E per i prossimi passi prevedo un fiasco totale

prev
Articolo Successivo

Navigator, direttore Aspal Sardegna: “Rischiano di prendere schiaffoni, non hanno professionalità adatta”

next