Il Museo Navigante è tornato in porto. L’ultima avventura sotto il segno dell’iniziativa itinerante per la promozione dei Musei del mare e della marineria d’Italia (74 gli enti che aderiscono) con la goletta Oloferne, si è conclusa il 13 giugno con una centinaia di visitatori a Porto San Giorgio, dove l’amministrazione sta lavorando al progetto di un nuovo Museo del Mare.

Molte le tappe del viaggio. In Slovenia e Croazia sono state Pirano, Fiume, Draga di Moschiena, Laurana/Lovran – Krk/Veglia, Novalja nel golfo di Zara e infine Betina per il Forum 2019 dell’Associazione Musei Marittimi del Mediterraneo. Il viaggio tra le coste dell’Adriatico orientale è stato sostenuto da JPS Jadranski Pomorski Servis di Rijeka/Fiume società di servizi di rimorchio portuali. A visitare la goletta Oloferne sono state in totale circa 2500 persone. La navigazione è trascorsa tranquillamente nonostante i primi giorni ci siano stati un po’ di scirocco e mare mosso.

Nei porti sloveni e croati è stato possibile al Museo Navigante constatare un’evoluzione negli ecomusei marittimi. Questi, ormai trasformati, lasciano da parte quelle che sono le caratteristiche proprie di musei al chiuso. È emerso di importante come in diversi porti dell’Adriatico si stia cercando di portare a compimento un nuovo concetto di ecomuseo, tale da farne un centro di promozione della cultura del territorio e delle comunità che rappresenta. Diventa così mezzo di diffusione di storie e di ricordi condivisi all’interno della piccola comunità: ne sono esempi i musei dell’isola di Kirk, di Pirano e di Braga dove vengono conservati vari oggetti del passato come collezioni e documenti, ma anche vere e proprie flotte di imbarcazioni tenute in acqua.

Durante la sua navigazione il Museo Navigante ha potuto inoltre riflettere sulle diverse forme di turismo attuali: una è rappresentata dal turismo delle grandi navi ed è quello del consumo, l’altro è quello delle piccole comunità. Questa seconda forma di turismo è rispettosa del territorio in tutti i suoi aspetti: ambientale, culturale e storico ed è rappresentata in particolare dagli ecomusei che sono propulsori di nuove forme di turismo sostenibile, in grado di salvaguardare l’identità della comunità e l’ambiente.

Proprio il giorno in cui avveniva l’incidente della nave MSC a Venezia il Museo Navigante era a Draga di Moschiena alla Casa del mare, un piccolissimo museo che raccoglie le memorie dei naviganti del borgo marinaro e che propone ai turisti percorsi articolati per conoscere i luoghi. Sarebbe possibile riprodurre questa esperienza di ecomuseo in Italia prendendo spunto dal lavoro che compiono Sloveni e Croati per diffondere la cultura delle barche tradizionali. Molte infatti sono le loro associazioni che, in collaborazione con i musei, organizzano quasi ogni settimana veleggiate, regate e gite sulle piccole barche tradizionali.

Un altro aspetto innovativo è quello dell’ecomuseo di Pirano, che oltre a essere senza barriere architettoniche ha cercato di abbattere anche quelle sensoriali, installando di recente dei percorsi dedicati a coloro che hanno disabilità come la ricostruzione di oggetti in plastica con scopi didattici per i visitatori non vedenti.

Salvaguardare la cultura del mare, i suoi valori e le sue barche significa anche diffondere la cultura del Mediterraneo che è sempre stato un mare aperto. Basta viaggiare tra le due sponde dell’Adriatico per capire come, nonostante la storia spesso tormentata di questi luoghi, la cultura marinara sia simile tra le diverse popolazioni. Recuperare le radici comuni dei popoli del mare è una parte fondamentale del dialogo tra culture. Questo è quanto è davvero importante secondo Marco Tibiletti, comandante della goletta Oloferne.

Che ricorda come sia necessario che istituzioni pubbliche e privati si interessino alla cure delle barche storiche partendo proprio dalla storia del nostro mare: un tempo nell’Adriatico c’era una flotta di trabaccoli, fondamentali barche da trasporto e da pesca, che ha garantito il sostentamento delle popolazioni costiere. Si stima che ancora nel 1939 ce ne fossero centinaia. Oggi però sono rimasti pochissimi esemplari (il Museo Navigante ne ha trovato uno anche nella baia di Buccari): tre in Italia e cinque o sei nell’Adriatico est. Queste imbarcazioni sono affidate alla buona volontà di associazioni, armatori privati e in qualche caso sporadico a istituzioni (come ad esempio il museo di Cesenatico che ha un flotta di barche storiche galleggianti, tra cui il trabaccolo Giovanni Pascoli).

Prendendo esempio da casi come quello di Betina, villaggio croato sull’isola di Murter, che ha recuperato e restaurato una gajeta (piccola barca tradizionale trasformata in monumento nazionale), all’Italia il Museo Navigante e i suoi sostenitori chiedono maggiore interesse alle barche tradizionali che sono molte ma che rischiano di andare tutte perdute.

di Petra Matteucci

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