Se si accede al sito web ufficiale, si può ancora leggere che “Caramanico Terme è un borgo medievale a 650 metri di altitudine nel cuore del Parco Nazionale della Majella (Abruzzo). Le preziose sorgenti solfuree e oligominerali, dal 1576, fanno di questa località uno tra i luoghi più esclusivi dedicati al benessere e alla salute”. Ma da qualche mese le Terme di Caramanico, tra le più antiche d’Italia, sono chiuse. La stagione non è ripartita, come da tradizione, in primavera e anche l’estate è fortemente a rischio. La Società delle Terme Spa che le gestiva da decenni, gravemente indebitata, è in liquidazione volontaria da un anno. E così i suoi oltre 180 impiegati hanno perso il lavoro. Non dimenticando l’indotto: mille posti letto e rotti tra alberghi e b&b, i ristoranti, i negozi.

Ad aprile un gruppo di sindaci della zona ha lanciato un appello che è rimbalzato fino al ministero dello Sviluppo Economico. “Il primo tavolo di crisi romano era stato convocato nel settembre del 2018. Abbiamo chiesto notizie sull’avanzamento della vertenza, ma il Mise non ci ha ancora risposto”, denuncia il vicepresidente del Consiglio regionale abruzzese in quota Cinque Stelle, Domenico Pettinari. “Ci sono persone che avevano prenotato nelle strutture ricettive ma, non potendo usufruire dei servizi termali, hanno dovuto disdire. Ciò provoca un danno  ingente a tutta la filiera. Questa vertenza deve essere messa tra le priorità dell’agenda di governo regionale al quale propongo di istituire il prima possibile un tavolo di ascolto insieme ai lavoratori”.

Martedì pomeriggio c’è stata la prima riunione sindacale operativa con i lavoratori. “Parliamo di quasi duecento persone (e di altrettante famiglie) lasciate a casa, qualcuna dopo trent’anni di servizio. Quasi tutti hanno più di cinquant’anni, tanti sono monoreddito e non possono nemmeno accedere agli ammortizzatori sociali – spiega a Ilfattoquotidiano.it Alessandra Di Simone, segretaria provinciale di Pescara della Filcams Cgil – I lavoratori che erano assunti a tempo indeterminato non prendono lo stipendio da gennaio. Gli altri avevano un contratto a tempo determinato da maggio a novembre che si rinnovava in automatico, e nel frattempo gli è terminata la Naspi (l’indennità di disoccipazione). La società in liquidazione non può continuare a prendere in giro questa gente. E ricordo alla nuova giunta regionale di centrodestra che le terme offrono un servizio sanitario essenziale”.

Angela De Stefanis ha lavorato per vent’anni a Caramanico, in ambito strettamente sanitario, e al Fatto.it racconta: “Voglio capire lo stato reale delle cose. Cosa ne sarà della stagione estiva e del futuro. Non possiamo più vivere in questa incertezza. Vogliamo sapere quali procedure sono state avviate e quali delle richieste presentate dalla società possono essere accettate dalla Regione. Il mio contratto è scaduto a dicembre”.

La crisi non è del tutto inedita, c’erano già state delle avvisaglie in passato, in primis il crollo del turismo “residente” che ha ceduto il posto ai pendolari del termalismo. Un calo che era stato fronteggiato con la diminuzione del tempo di apertura e con l’aumento dei contratti rinnovati di stagione in stagione. Ma poi tutto è precipitato. Antonio D’Angelo, sindaco di San Valentino, a 12 km da Caramanico, dice al Fatto.it che “le Terme rappresentano da sempre il fulcro attorno a cui si è sviluppata tutta l’offerta turistica dei paesi del comprensorio. Oltre al dramma dei lavoratori, mi angoscia la previsione dello scenario che si manifesterebbe nel caso di una chiusura definitiva delle Terme. Ma anche se chiudessero solo per una stagione potrebbe esserci uno spostamento dei flussi dei clienti abituali capace di compromettere anche le stagioni future”.

Il sindaco di Caramanico, Simone Angelucci, aveva proposto una possibile via d’uscita: “Le Terme potrebbero occuparsi anche della riabilitazione. L’accreditamento con la Regione c’è dal 2016, e le prestazioni riabilitative consentirebbero di lavorare dodici mesi l’anno”. Ma è stata questa la replica di Nicoletta Verì, assessore regionale alla sanità: “I fondi per le cure termali ci sono, oltre 3 milioni di euro, ma non per la riabilitazione, che comunque concederemo. Prima però dobbiamo definire il reale fabbisogno e stendere un piano di riordino di tutte le strutture residenziali e semiresidenziali”. Il rischio è quindi quello di andare per le lunghe. Ma centinaia di lavoratori non sanno più come arrivare alla fine del mese. E i turisti non attendono.

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