Negli ultimi anni si parla spesso di smart working. Il tema è piuttosto semplice: un approccio che vede una maggiore crescita dell’equilibrio tra la vita lavorativa e quella personale. Non è un segreto che, per molti ruoli che non implicano un lavoro fisico, la presenza in ufficio è più o meno ridondante. Non è mia intenzione denigrare chi lavora in un ufficio 9-17 (se qualcuno ha ancora questi orari). Tuttavia, con le crescenti evoluzioni della società, il ruolo lavorativo della donna (che purtroppo spesso confligge con quello di madre e moglie) è sotto pressione. Si ritiene ormai necessaria un’evoluzione del mondo del lavoro, ove possibile, che integri un approccio digitale rendendo il lavoro più agile e orientandolo verso il risultato, piuttosto che il “tempo” passato in ufficio.

Quest’evoluzione, ovviamente, porta anche a una serie di nuovi lavori imprenditoriali spesso creati da manager che hanno deciso, volontariamente, di scalare, diventare più flessibili e trovare un equilibrio tra il mondo del lavoro (con le soluzioni digitali pervasive) e quello familiare. La segretaria virtuale nasce da questa visione. La segretaria virtuale asseconda i requisiti organizzativi e gestionali necessari per essere competitivi, servizi che ora anche i manager delle Pmi (o “manager frazionali”) possono usare, avvalendosi di personale proveniente da esperienza manageriali “importanti”, a costi sicuramente più ragionevoli. Una segretaria personale, a seconda delle mansioni e degli accordi definiti tra i professionisti, può essere uno strumento di marketing, per fissare appuntamenti, fornire comunicazioni e informazioni, raccogliere adesioni per eventi gestendo calendari delle presenze e dando informazioni sulle strutture ricettive.

Di qui si arriva alla scelta di Chiara Ripamonti. Una carriera come manager nel marketing e nella comunicazione nel mondo degli studi legali, che, ad un certo punto, si pone una domanda semplice: fare la mamma e lavorare 16 ore al giorno in un ufficio è possibile? Per Chiara la risposta è stata “no”. Si è guardata intorno, ha parlato con i suoi ex capi, con molti manager e ha osservato che esisteva una carenza nel mondo degli executive: una segretaria virtuale.

Il mondo degli assistenti virtuali, nel caso di Chiara delle segretarie, è piuttosto recente in Italia. “All’inizio è stata dura: capire come muoversi, come gestire il bilancio famiglia-lavoro, spiegare ai manager clienti che sì, sono la loro assistente, ma questo non significa che gli sarò attaccata come una cozza tutti i giorni; è una bella sfida che ogni giorno ha le sue novità, ma mi piace” conclude Chiara.

Il tema imprenditoriale qui si gioca alla pari con quello familiare. In tal senso Chiara, con anni di esperienza in studi legali di prestigio, ha trovato il modo di valorizzare la sua esperienza di manager e quella di madre (che, a rischio di essere tacciato di errore, implica grandi doti di problem solving). Il modello americano è lo “storico” Moneypenny: nato verso il 2000, da allora il loro business non ha subito crisi.

Il rapporto a distanza, all’inizio, può sembrare “alieno”. Tuttavia già oggi ci affidiamo quotidianamente a servizi remoti di cui non vediamo mai le facce: dalla delivery di cibo e bevande, alle assicurazioni, servizi finanziari, telefonici etc. È uno scenario dove tutti vincono. Ci guadagna l’immagine dell’azienda: un operatore specializzato, continuamente formato e supportato da massima tecnologia, abituato, per definizione, a essere moderno e utilizzare gli strumenti digitali più innovativi.

In parallelo il lato “umano” di questo ruolo permette a una donna, che vuole essere anche madre e moglie, di poter gestire il suo tempo in modo flessibile: portare i figli a scuola, seguire l’economia della casa. Non si parla certo di relegare le donne a fare le casalinghe disperate. Al contrario questa soluzione permette una libertà nel gestire il proprio lavoro mai toccata prima. Anche gli uomini possono fare gli assistenti virtuali: con l’evoluzione dei ruoli domestici (se pensiamo i paesi nordici dove ci sono situazioni di donna manager e uomo “mammo”), si comprende come questa soluzione sia perfetta. Permetterà alle persone di essere più libere di inseguire i propri sogni di una famiglia e figli e, nello stesso tempo, non dover sacrificare la propria esperienza lavorativa e crescita professionale.

@enricoverga

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