Marciano i sindacati, a Milano, Firenze e Napoli. Oggi i metalmeccanici scioperano otto ore per chiedere al governo e alle imprese di mettere al centro il lavoro, l’industria, i salari, i diritti. Secondo gli organizzatori, sono più di 60mila i lavoratori scesi in piazza, con punte di adesione al 100%. Le manifestazioni promosse da Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil vogliono tutele per i lavoratori a rischio, il cui numero, a causa delle varie crisi industriali in tutta Italia, oscilla “da 80mila a 280mila”. Da Milano, il segretario nazionale Fim-Cisl, Marco Bentivogli ha criticato lo stato di permanente campagna elettorale: “Il governo fa un po’ come Schettino: si avvicina alla scogliera per prendere applausi ma sta facendo affondare la nave. In un anno e due mesi di governo si sta mortificando questa Italia con i condoni fiscali, i sussidi e con la fine degli investimenti sulla industria. Bisogna far ripartire il paese con equità e giustizia”.

“Futuro per l’industria”: con questo striscione è partito da Porta Venezia il corteo di Milano. Oltre 30mila i lavoratori in piazza, secondo gli organizzatori. A fianco di Bentivogli anche il leader della Cgil, Maurizio Landini e l’ex segretaria Cgil Susanna Camusso. L’attenzione è tutta sulla necessità di “mettere un punto fermo ai 156 tavoli di crisi al ministero dello Sviluppo economico (Mise) portati avanti da un rinvio all’altro. Bisogna che il Governo penalizzi le imprese che vengono a fare shopping nel nostro Paese per poi lasciare disoccupati. È qualcosa che non si può permettere”, ha precisato da Napoli il segretario della Uil, Carmelo Barbagallo. “Nel 35% di questi tavoli ci saranno lavoratori licenziati, circa 90mila, in aggiunta ai 300mila che hanno già perso il posto di lavoro”, ha ribadito Rocco Palombella da Firenze, segretario generale della Uilm. Bentivogli accusa: “Il Mise è un diventato un luogo fantasma, si convocano per inerzia le parti ma non si trova mai nessuna soluzione”.

“Bisogna smettere di dare i numeri, più che commentarli. Basta campagna elettorale che fa morire il Paese, ha detto Landini. “Le cose concrete sono queste, che si è poveri anche lavorando, e che si è precari. Se sono più gli italiani laureati che devono andare all’estero degli stranieri che vengono in Italia. Questo dice tutto, dice che così le cose non funzionano. C’è bisogno di un cambio”. Secondo il segretario della Cgil è necessario definire una nuova politica economica, a partire da una riforma fiscale e dalla lotta all’evasione.

A Firenze, sono più di 15 mila le tute blu che stanno sfilando per il centro, da Piazza Cavalleggeri passando poi vicino a Piazza della Signoria, per raggiungere Piazza della Santissima Annunziata . Dietro il corteo, sono schierati i segretari regionali di Fim, Fiom e Uilm, il sindaco di Firenze Dario Nardella, e il presidente della Regione toscana Enrico Rossi. Alla manifestazione anche la segretaria generale della Cisl, Anna Maria Furlan, il segretario della Uilm Palombella, e Gianna Fracassi segretaria confederale della Cgil.

“Va cambiata drasticamente la linea economica del governo. Più investimenti nelle infrastrutture, sbloccare finalmente le infrastrutture e investimenti su innovazione, su ricerca, su formazione”, ha detto la Furlan. “Siamo assolutamente preoccupati per come sta andando il nostro paese: crescita zero, meno investimenti, cala drasticamente da tanti mesi la produzione industriale. Rischiamo di buttare via i tanti sacrifici fatti dagli italiani e dalle italiane in un lungo periodo di crisi”. La segretaria della Cisl profila anche lo spettro di uno sciopero generale: “Dipende molto da cosa deciderà di fare il governo. Certo si profila una legge finanziaria molto molto complessa”.

I sindacati sono preoccupati per la possibile procedura d’infrazione Ue nei confronti dell’Italia per il suo debito eccessivo,”anche perché alla fine chi la paga sono gli italiani e le italiane, i soliti: in modo particolare il lavoro dipendente, lavoratori e lavoratrici, pensionati e pensionate”, ha ribadito la segretaria della Cisl: “Chiediamo una riforma del fisco che non premi i ricchi come la Flat Tax, ma che premi invece i lavoratori e pensionati”.

A Napoli oltre “20mila hanno partecipato”, ha dichiarato Massimiliano Guglielmi, segretario generale della Fiom-Cgil Campania. Insieme a lui c’è anche Barbagallo e il leader della Fiom, Francesca Re David: “Oggi tutti i metalmeccanici scioperano per rimettere al centro del dibattito il lavoro industriale. In questi anni di assenza totale di politiche industriali abbiamo perso moltissima della capacità produttiva installata”, ha dichiarato Re David. “C’è la desertificazione soprattutto al Sud. I salari sono bassi, c’è lavoro precario e aumentano le ingiustizie sociali. Se non si riparte dal lavoro, questo paese non ha un futuro”.

Tra le questioni al centro c’è quella della Whirpool, con il suo stabilimento di Napoli a rischio chiusura nonostante lo scorso ottobre abbia firmato un accordo con i sindacati per il trasferimento della produzione di lavatrici in Italia e zero esuberi nel 2021. L’11 giugno il ministro del lavoro Luigi Di Maio ha annunciato la “revoca tutti gli incentivi” perché “Whirlpool non ha tenuto fede ai patti”. Di rimando l’azienda ha smentito la chiusura e detto di essere pronta “a trovare una soluzione”. Barbagallo, alla manifestazione di Napoli, sta marciando a fianco dei lavoratori dello stabilimento: “Il primo passo che ha fatto il governo va bene ma non basta perché se la Whirlpool ha preso 200 milioni e passa negli anni, se gliene facciamo restituire solo cinque, li aveva messi nel conto. È giusto che restituisca il maltolto. Se rispettano l’accordo non abbiamo nessun problema, ma se non lo rispettano faremo di tutto perché rimpiangano questa volontà”. Sull’ipotesi di uno sciopero generale, risponde solo: “Gli scioperi io non li minaccio: se necessario, li faccio”.

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