Si è tenuta la prima udienza davanti al giudice per l’udienza preliminare che deciderà sulla richiesta di procedere con rito abbreviato per la trentenne di Prato, accusata di atti sessuali con minore e violenza sessuale ai danni del ragazzo al quale la donna dava ripetizioni di inglese. Dalla relazione con il giovane, che all’epoca dei fatti aveva 13 anni, è nato un bambino. La donna, che non era presente in aula, il 27 marzo era finita agli arresti domiciliari per rischio di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato.

Sempre il 27 marzo al marito della donna era stato notificato un avviso di garanzia: per lui l’accusa è di false dichiarazioni a ufficiale di stato civile perché aveva affermato di essere lui il padre del bambino, pur sapendo, secondo l’accusa, che il bambino era stato concepito con il minore. “Sono tranquillo, ho la coscienza pulita, affronto il processo e la vita a testa alta“, ha affermato prima di entrare nel palazzo di giustizia di Prato.

Durante l’udienza – rinviata quasi subito per la mancanza di un documento della difesa – i legali della donna hanno presentato al giudice due relazioni: una perizia psicologica per “dimostrare l’impossibilità dell’assistita di reiterare il reato” e funzionale a chiedere un’attenuazione della misura cautelare e un’altra fa leva sulla presunta inattendibilità del 15enne. “È stata ammessa la produzione documentale che abbiamo presentato la settimana scorsa”, ha riferito l’avvocato Mattia Alfano, che difende anche il marito, spiegando che si tratta “di perizie degli psicologi fatte sia sulla signora che per quanto riguarda la testimonianza del ragazzo. Ognuno farà le sue valutazioni, però questi documenti sono entrati nel fascicolo”.

Il ragazzo, ascoltato in modalità protetta, aveva raccontato che i primi rapporti sessuali erano iniziati quando ancora non aveva compiuto 14 anni, smentendo la versione dell’indagata che sosteneva invece che fossero iniziati quando il minore era già 14enne. All’ipotesi di reato di atti sessuali con minore, quindi, si era aggiunta anche quella di violenza sessuale.

Venerdì 15 giugno si terrà un’altra udienza per valutare se c’è o meno la possibilità di procedere con rito abbreviato, come richiesto dagli imputati: “La scelta del rito abbreviato – hanno dichiarato gli avvocati difensori – non era una scelta di comodo, volevamo solo ridurre lo sfinimento di un processo“. Nel quale sono costituiti parte civile i genitori del ragazzo: la madre, dopo aver scoperto le chat tra l’insegnante e il figlio, aveva presentato la querela dalla quale poi è partito il processo. 

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