Lo scenario di “moderazione dei livelli di attività economica” è destinato a persistere: questo suggerisce l’indicatore anticipatore sull’andamento dell’economia italiana messo a punto dall’Istat che a maggio ha segnato “un’ulteriore diminuzione“, seppure “di minore entità rispetto al mese precedente”. Lo rende noto l’Istituto di statistica nell’ultima nota mensile, spiegando che i segnali positivi per il futuro sono arrivati dell’indice del clima di fiducia dei consumatori, tornato ad aumentare dopo tre mesi di cali consecutivi, e dal miglioramento dei giudizi sugli ordini e delle attese sulla produzione da parte della imprese manifatturiere: l’indice Pmi dell’Italia è salito a 49,7 punti a maggio, facendo meglio delle previsioni ma restando sotto la soglia dei 50 che che fa da spartiacque tra l’espansione e la contrazione.

I fattori negativi invece arrivano sia dalla congiuntura italiana che dal quadro internazionale. La nota mensile dell’Istat conferma le ultime stime diffuse sulla crescita nel primo trimestre ( +0,1% rispetto al periodo precedente, calo di un decimo percentuale su base annua). Le scorte hanno fornito un apporto fortemente negativo (-0,6%). La crescita è stata alimentata invece dal contributo “fortemente positivo” della domanda estera netta e da quello della domanda interna (+0.2%), sostenuto in egual misura da consumi e investimenti. Sul fronte dei consumi però, nel primo trimestre 2019 la spesa delle famiglie ha segnato una decelerazione che ha riguardato prevalentemente l’acquisto di beni durevoli (-0,7%), associato al perdurare della contrazione dei consumi per i beni non durevoli. In ripresa invece la spesa delle amministrazioni pubbliche (+0.2% rispetto al -0,2 del quarto trimestre 2018).

Gli investimenti hanno confermato l’aumento congiunturale del trimestre precedente (+0,6%) sostenuti dal settore delle costruzioni. Gli investimenti in impianti, macchinari e armamenti hanno registrato invece una decisa flessione (-2,2%). Nel primo trimestre, il valore aggiunto dell’industria ha segnato un robusto aumento congiunturale (+0,9%), ma è mancata la spinta del settore dei servizi che ha registrato una moderata flessione congiunturale (-0,2%). Le esportazioni tra gennaio e marzo 2019 sono moderatamente cresciute rispetto al periodo precedente: una crescita più modesta rispetto a quella di Francia e Germania, ma superiore a quella della Spagna. Sul fronte del lavoro, i dati del primo trimestre hanno indicato aumenti congiunturali delle ore lavorate (+0,7%) e delle unità di lavoro (+0,4%) superiori a quello del Pil. Ad aprile, il mercato ha presentato decisi segnali di stabilità dopo i miglioramenti segnati a marzo.

Per quanto riguarda il quadro internazionale, la Nota dell’Istat evidenzia come a maggio si sia protratta la situazione di incertezza sul futuro delle relazioni commerciali internazionali: i negoziati tra Usa e Cina paiono ancora lontani da una risoluzione. Allo stesso tempo la Brexit e la valutazione delle sue ricadute sono stati resi ancora più complessi dall’esito delle elezioni europee e dall’annuncio delle imminenti dimissioni della premier Theresa May. Ad aprile, infine, la Cina si è confermata in decelerazione, seppure con tassi di crescita ampiamente positivi.

L’occupazione dell’area euro nel primo trimestre ha registrato invece un miglioramento costante rispetto al trimestre precedente (+0,3%), offrendo un’indicazione positiva per la futura dinamica dei consumi privati. Dal lato dell’offerta, a marzo la produzione industriale è diminuita dello 0,3% su base mensile, tuttavia il dato trimestrale ha segnato una variazione congiunturale positiva (0,8%). A maggio, i segnali forniti da alcuni indicatori anticipatori e le indagini di fiducia relativi all’area euro hanno interrotto l’orientamento negativo, mostrando un miglioramento.

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