Analizzati i prodotti consentiti dalla legge del 2016, la sentenza della Cassazione tenta di trovare un punto d’incontro tra due diverse sentenze, una emessa dalla Quarta sezione penale, una dalla Sesta, le quali davano pareri essenzialmente opposti sul commercio della cannabis. In sostanza, già da oggi, è vietata la vendita di oli, resina, inflorescenze e foglie di marijuana sativa, perché la norma sulla coltivazione non li prevede tra i derivati commercializzabili. Chi li vende quindi lo fa illegalmente, a meno che questi prodotti siano in concreto “privi di efficacia drogante”. È proprio questo il punto più controverso della decisione e quello al quale si potranno appellare i negozi per evitare la chiusura, visto che le sostanze in commercio sono, già prive di effetto stupefacente proprio perché a bassissimo contenuto di Thc, come previsto dalla legge.

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