Tutto falso: sia le mail che arrivavano dal Hadassah Medical Center di Gerusalemme, sia la partecipazione al trattamento sperimentale contro la sua gravissima malattia neurodegenerativa. Un mese fa Paolo Palumbo, 21enne malato di Sla, aveva annunciato a ilfattoquotidiano.it di essere stato accettato e incluso nel programma della Brainstorm Cell Therapeutics e che si sarebbe recato a Gerusalemme per iniziare la terapia. La sua battaglia per accedere a quelle cure avanzate era cominciata con uno sciopero della fame durato due settimane, poi sospeso dopo le rassicurazioni ricevute dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dalla ministra della Salute Giulia Grillo. I rappresentanti del governo gli avevano promesso che avrebbero fatto il possibile per introdurre la terapia anche in Italia. Intanto da Israele era arrivata quella che sembrava una bella notizia e che invece si è rilevata essere una truffa.

È emerso infatti che le comunicazioni che avvenivano tramite e-mail di conferma partecipazione alla terapia ricevute dalla famiglia di Paolo, attraverso il medico di fiducia e neurologo di Cagliari dott. Vincenzo Mascia che manteneva i rapporti con i medici, erano tutte false. “Mi sono ritrovato vittima di qualcuno che si è preso gioco di me, delle mie condizioni e di tutte le persone che nutrivano una speranza in questa storia. Sono completamente estraneo alla criminosa realtà dei fatti e vorrei dire a chi sta dietro a tutto ciò: hai trasformato il sogno di un ragazzo innocente che sta morendo, nel peggior incubo immaginabile e pagherai per quello che hai fatto. La mia unica colpa? Forse quella di voler guarire”, spiega il giovane in un comunicato.

Il messaggio di conferma era un falso – L’e-mail di conferma risultava firmata da Dimitrios Karussis, neurologo dell’Hadassah Medical Center di Gerusalemme, il centro specializzato dove il ragazzo si sarebbe dovuto sottoporre alla terapia per combattere la Sclerosi laterale amiotrofica. Il messaggio inviato via web, che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare, è stato inviato in data 21 aprile con oggetto “ALS Terapy brainstorm cell” ma il mittente reale non era Karussis che ha smentito di essere mai entrato in contatto con il più giovane malato di SLA d’Italia che ha incontrato anche l’ex presidente statunitense Barack Obama. “Non ho assolutamente alcun collegamento con questo paziente. L’intera storia è completamente falsa, con citazioni immaginarie e la posta che appare come mia proviene da un indirizzo falso che non ha assolutamente alcun rapporto con me. Adesso voglio una rettifica, chiarimenti e scuse da parte di tutti coloro che sono coinvolti in questa storia”, ha commentato Karussis contattato da La Nuova Sardegna.

Querela contro ignoti: “Sono vittima di un imbroglio” – La famiglia di Paolo, incredula e sconcertata dalla vicenda, ha deciso di denunciare il raggiro. Così il 31 maggio è stata depositata e notificata una querela contro ignoti da parte di Rosario, fratello di Paolo, alla polizia postale di Oristano, città dove vive il 21enne malato di SLA. “Noi intendiamo fare chiarezza, vogliamo che emerga la verità e che i colpevoli di questo ignobile gesto vengano riconosciuti dalle autorità competenti e punite. Tutto questo mi sta creando un enorme dispiacere, provo rabbia e amarezza. Mi sento vittima di un imbroglio”, spiega a ilfattoquotidiano.it Paolo Palumbo.

“Raccolta fondi continua, ma pronti a restituire i soldi” – Intanto prosegue la campagna pubblica di fundraising GoFundMe portata avanti da Paolo e dalla sua famiglia per riuscire a raggiungere i 900mila euro necessari per pagare le cure compassionevoli e le spese mediche aggiuntive (ad esempio i costi per le degenze e le visite specialistiche). “Allo stato attuale la cifra raggiunta si aggira attorno ai 160mila euro ma siamo pronti a restituire quanto ricevuto ai donatori se mio figlio non dovesse partire più per Israele”, spiega a ilfattoquotidiano.it Marco Palumbo, il padre del ragazzo. “Al momento non solo siamo in contatto con un avvocato di Tel Aviv – scrive Paolo nel comunicato – ma abbiamo un filo di comunicazione diretto con il personale reale della casa farmaceutica che produce il farmaco, che è stata dettagliatamente informata dei fatti”. Il comunicato ribadisce, rivolgendosi ai donatori, che i soldi “sono al sicuro” e “se verranno spesi sarà SOLO ED ESCLUSIVAMENTE (scritto così, ndr) per la causa per cui li avete versati”. A ilfattoquotidiano.it Paolo racconta che “al momento mi sento come se il mondo mi crollasse addosso. Mi piacerebbe essere un ragazzo come gli altri miei coetanei, ma invece vivo una condizione durissima che mi sta portando via tutto”. “Sono sempre stato un combattente -conclude – ma questa volta è davvero dura”.

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