La prima notizia è che dopo sei anni torneremo a non goderci uno tra Cristiano Ronaldo e Leo Messi in una finale di Champions: il portoghese ha dovuto abdicare ai quarti per volontà dei terribili ragazzi dell’Ajax, l’argentino ha invece ammirato la storica rimonta di Anfield firmata dal Liverpool. L’ultima volta accadde nel 2013 e in una delle due panchine – si sfidavano Dortmund e Bayern per un altro storico derby – sedeva Jürgen Klopp, che sabato sera giocherà la terza finale europea in carriera. Stavolta, però, con tutti i favori del pronostico. Dall’altra parte ha il Tottenham e non il Real di Zidane, in porta può contare sulla sicurezza di Alisson e non sulle catastrofiche papere di Karius. E poi, a pesare sul giudizio della partitissima, ci sono anche i numeri: i Reds hanno chiuso la Premier con 97 punti contendendo lo scettro al City di Guardiola fino all’ultima giornata mentre la squadra di Pochettino ha concluso la stagione al quarto posto con ben 27 punti in meno.

L’atteso derby inglese tra Tottenham e Liverpool andrà in scena in una Madrid blindata che si appresta ad accogliere migliaia di appassionati senza biglietto oltre ai 68mila del Wanda Metropolitano. La nuova casa dell’Atletico sarà sorvegliata da una schiera di poliziotti senza precedenti, l’allarme per eventuali attacchi terroristici è stato portato al secondo livello e per la prima volta verrà utilizzato un drone che avrà il compito di monitorare le passeggiate dei tifosi per le vie della capitale spagnola. Per dare un’idea dell’imponente piano di sicurezza basti pensare alle 4700 forze dell’ordine che saranno impegnate durante l’intera giornata: nella finale di Libertadores dello scorso dicembre tra River e Boca, giocata sempre a Madrid, non arrivavano a 4000. “Questo sarà probabilmente il più grande dispiegamento di unità per garantire la sicurezza in un evento sportivo – ha dichiarato Francisco Pardo, il direttore generale della polizia nazionale spagnola – Cercheremo di garantire la massima normalità e faremo in modo che tutti possano divertirsi”.

Diversi gli approcci alla partita, straordinarie le storie dei protagonisti. Pochettino, alla prima finale di Champions così come il Tottenham, è a Madrid già da mercoledì mentre Klopp arriverà a ridosso della conferenza stampa della vigilia. Il tecnico argentino riabbraccia la stella Kane, fuori da inizio aprile per un infortunio nell’andata dei quarti contro il City, e mostra al mondo una buona dose di umiltà: “Anche se vincessi al Wanda il mio più grande successo resta la salvezza con l’Espanyol“. Il collega del Liverpool si destreggia tra l’imprevedibilità dei tre davanti (Salah, Firmino e Mané capaci di mettere insieme quasi 70 gol stagionali) e il curioso record della stellina Alexander-Arnold: sabato il terzino classe 1998 diventerà il più giovane di sempre a giocare due finali consecutive di Champions archiviando così un primato che apparteneva a Christian Panucci. E infine, giusto per riabbracciare il duopolio tra Ronaldo e Messi, sarebbe generoso dire che il Pallone d’Oro anche in questa tornata rischia di non essere materia dei due androidi. Il loro anno sabbatico potrebbe allungarsi ulteriormente dopo il meraviglioso 2018 di Modric: il costoso Van Dijk è avvisato.

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