Oggi si vota la fiducia a Di Maio, firmato Di Maio. E’ forse in questo titolo apparso sul Blog delle Stelle che si esaurisce ogni possibile speranza di redenzione per il “capo politico” di un Movimento nato plurale e che si ritrova oggi non solo singolarissimo, ma addirittura autoreferenziale in terza persona. “Hanno detto di tutto contro di me”, prosegue Luigi, dimenticando sempre di più che lui là, al governo, è solo un portavoce, intercambiabile, mobile, provvisorio, come pretende che sia l’ideologia fondativa del Movimento.

Gli errori politici (non di governo) in questi naturalmente non sono stati tutti di Luigi Di Maio. A lasciare spazio e guazzo a Matteo Salvini non è stato solo lui, ma anche tutti gli altri grillini di peso, scomparsi dai radar delle dichiarazioni, delle opinioni, dell’esistenza. Un manipolo di mezza dozzina di fedelissimi del vicepremier hanno rispecchiato da soli in questi pochi mesi di governo la linea, tutt’altro che ortodossa, del “capo politico”, mentre tutti gli altri hanno – loro sì – assistito coi popcorn in mano.

Paura di espulsione, estromissione, di messa all’angolo? Chi lo sa. Fatto sta che Di Maio ha sfidato Salvini sempre più con l’Io e come abbiamo potuto facilmente constatare, l’io di Salvini è enormemente più efficace di quello di Di Maio. Semplicemente perché il suo è un partito che obbedisce senza discutere, mentre quello di Di Maio è ancora un Movimento fatto di tante teste, opinioni, sensibilità che mal si rapportano con le imposizioni di una leadership, neanche fosse quella di buonanima Beppe.

Di Maio ora invita a votare per lui o contro di lui, affermando orgogliosamente di “averci messo la faccia”. E chi, di grazia, non ci mette la faccia quando si butta in politica? Matteo Renzi una faccia (anzi, più di una) ce l’ha lasciata bella spiaccicata, in politica. Chi può dire tra tutti i grillini di non avere subito quantomeno risolini e ironie all’annuncio pubblico di volere seguire le idee di Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo per una democrazia realmente partecipata e dal basso (vedi “uno vale uno” o il limite categorico dei due mandati)?

La lettera aperta di oggi su Facebook di Laura Ferrara finalmente apre una discussione tra i portavoce scomparsi. Si è rifatta viva perfino Carla Ruocco per dire qualcosa di critico sulla gestione attuale del “nostro” Movimento.

Certo, avrebbero potuto parlare quando Luigino nominava le sue capilista alle Europee ignorando il suo popolo, con la foglia di fico di proporre un “sì” o un “no” al pacchetto completo. Ma almeno è già qualcosa, il segno che il Movimento è ancora vivo e che imparando dai suoi errori può continuare a essere determinante nella vita politica di questo Paese. Non chiedetemi come voterò su Rousseau.

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