Luigi Di Maio sotto assedio. Il crollo alle Europee non ha solo ribaltato gli equilibri del governo e indebolito la posizione del M5s di fronte alla Lega, ma ha anche riaperto vecchie ferite dentro i 5 stelle. Tanto da spingere alcuni a mettere in discussione la leadership del capo politico o almeno da chiedere che sia fatta una riflessione sui vertici per cercare di rimediare in fretta agli errori. Il primo atto concreto è stato quello del senatore Primo Di Nicola: in tarda mattinata ha annunciato di essersi dimesso dalla carica di vicecapogruppo al Senato. Una scelta fatta, ha detto, per “favorire una discussione democratica”. Subito dopo è intervenuto il senatore Gianluigi Paragone che, interpellato da ilfattoquotidiano.it, ha parlato della necessità per Di Maio di non avere quattro cariche per garantire una maggiore presenza. Solo ieri al Mise c’è stato un vertice proprio con Paragone, Di Maio, Buffagni, Di Battista e altri fedelissimi ma, stando alle ricostruzioni, nessuno aveva fino a questo momento chiesto le dimissioni del leader. Anche per questo le parole di Paragone hanno sorpreso molti. “Ne parleremo in assemblea”, è stata la risposta di Buffagni. Chi già si è esposto sono due ex fedelissime, Roberta Lombardi e Carla Ruocco che hanno chiesto si valuti un passo indietro del leader per “condividere le responsabilità”.

Smentita in mattinata la notizia di un vertice a Milano tra Di Maio, Grillo e Casaleggio, rimane l’attesa per capire cosa farà il capo politico e come verrà gestita la nuova fase dopo la botta delle scorse ore. La situazione è molto delicata: il 17,06 per cento ottenuto alle Europee di domenica scorsa è un risultato che va oltre le peggiori aspettative per i 5 stelle. E per Di Maio ora si apre la difficile convivenza con Salvini e la Lega al governo: se la lealtà, dicono i due vicepremier, è fuori discussione, il timore sono i dossier su cui fino a questo momento si sono contrapposti.

Il problema per Di Maio è anche come ricompattare il M5s. Dopo la sconfitta alle regionali in Abruzzo e Sardegna, il capo politico aveva annunciato una riorganizzazione del Movimento, passando per un voto sulla piattaforma Rousseau. Il processo però è stato molto lungo e ancora non si è arrivati a una conclusione. C’è stata una prima discussione in rete, ma, a differenza delle aspettative iniziali, alle Europee e soprattutto alle Amministrative non sono stati messi in pratica i cambiamenti annunciati. Uno fra tutti: l’alleanza con le liste civiche che avrebbe permesso in molti casi di strappare almeno il ballottaggio. L’altro capitolo in discussione, come riferito dal Fatto Quotidiano in edicola, riguarda la formazione di una segreteria politica da affiancare a Di Maio e di cui potrebbe farne parte anche l’ex deputato M5s Alessandro Di Battista. Sono tutte strade in discussione in queste ore che per il momento restano semplici ipotesi.

Primo Di Nicola offre le sue dimissioni per dare un segnale
Il primo gesto concreto della mattina è arrivato dal vicepresidente del gruppo al Senato che ha scelto di rimettere la sua carica: “Una decisione che ritengo necessaria”, ha scritto su Facebook il senatore e giornalista, “non solo alla luce del risultato elettorale, ma anche e soprattutto delle cose che ci siamo detti in tanti incontri e assemblee. Mettere a disposizione del Movimento gli incarichi. È l’unico modo che conosco per favorire una discussione autenticamente democratica su quello che siamo e dove vogliamo andare”. Il senatore, contattato da ilfattoquotidiano.it, ha detto di non voler commentare e ha rimandato i chiarimenti all’assemblea. Chi ha parlato con il giornalista ha fatto sapere che la sua permanenza nel M5s è fuori discussione e che la scelta è stata motivata dalla convinzione che la responsabilità della sconfitta elettorale debba essere condivisa a tutti i livelli.

I malumori interni: da Ruocco a Lombardi. Ma mancano alternative alla leadership di Di Maio
Per il momento tutte le tensioni vengono rinviate a dopo l’assemblea di mercoledì 29 maggio. “Siamo un’assemblea parlamentare e ne discuteremo” in quella sede, ha detto il sottosegretario agli Affari regionali Stefano Buffagni. “Il gruppo parlamentare è una parte del Movimento. Il Movimento è molto più ampio e questo è importante da ricordare. Dopodiché vedremo”. A chi gli fa notare che rispetto alle ultime elezioni il M5s ha di fatto dimezzato i consensi, il sottosegretario ha risposto che “al 32% lo aveva portato lui”. Ed è anche il motivo per cui la figura di Di Maio non può essere messa davvero in discussione. “Il problema – ha proseguito- non è Di Maio, ma è tutta la situazione: i cittadini hanno dato un messaggio ed è giusto dare risposta ai cittadini”.

Il gesto di Di Nicola ha dato voce ai vari malumori dentro il Movimento. In un’intervista al Messaggero la deputata Carla Ruocco, già presidente della commissione Finanze alla Camera e più volte in dissenso con la linea ufficiale, ha chiesto una riflessione seria sul passo indietro di Di Maio: “Le lezioni servono per riflettere sugli errori commessi. Evidentemente Roma non è stata di insegnamento. Luigi rifletta se deve dimettersi per un nuovo slancio del Movimento 5 stelle che non implica rimanere al governo a tutti i costi. Ritengo che agli onori debbano seguire gli oneri. Voglio bene a Luigi con cui per anni abbiamo fatto crescere il Movimento ma c’è una responsabilità politica di questo brutto risultato che non spunta dal nulla ma ha radici lontane: penso all’esperienza di Roma. Sarebbe giusta una riflessione e mi dispiace ma non ho ancora avuto segnali”.

Una posizione dura, non condivisa da tutti dentro il Movimento.  Un concetto simile a quello espresso da Roberta Lombardi: “Quando c’è una sconfitta”, ha scritto su Facebook la consigliera della regione Lazio, “gli errori si distribuiscono, le responsabilità si assumono, i cambiamenti si mettono in conto. La responsabilità in capo ad un solo uomo è deleteria per il Movimento, ed è un concetto da prima repubblica. Usato e abusato da Renzi &Co. Il modello culturale di riferimento del M5s è la partecipazione, lo sto dicendo in diverse versioni ma il nocciolo è sempre quello: le persone, la rete, ciò che ci ha permesso di acquisire credibilità, autorevolezza, riconoscimento, è basato sulla partecipazione e la condivisione dei valori e dei ruoli. Auto-riconoscersi è l’antitesi della nostra essenza. Grillo e Gianroberto Casaleggio ci hanno insegnato a stare nel mezzo, ad ascoltare la forza dal basso delle scelte e delle idee di portavoce, attivisti e dei territori: quando scrivevano sul blog non firmavano mai ‘i cofondatori'”.

E a ragionare sulla sconfitta e sulla necessità di cambiamento dentro i 5 Stelle è anche Ignazio Corrao, rieletto all’Eurocamera per il secondo mandato. “Si può perdere la battaglia ma se si vuole vincere la guerra non si deve perdere la lezione – scrive su Facebook -. Così come lo slogan (sfortunato) del 2014 #vinciamonoi si trasformò in #vinciamopoi quello (ancora più sfortunato) del 2019 #continuareXcambiare spero si tramuti presto in #cambiareXcontinuare”. Poi prosegue: “Inutile girarci intorno, salvando qualche Regione in cui evidentemente abbiamo lavorato bene, abbiamo preso una sberla senza precedenti a livello nazionale che deve farci riflettere tutti”.

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