Pare che nel giro di qualche anno Instagram imploderà. O comunque cambierà pelle, insieme a tutti gli altri social, quando diventeranno ancora più macroscopiche le conseguenze deleterie che i giochini di Mark Zuckerberg & Co stanno avendo sull’equilibrio psicofisico e sulla privacy delle persone. La via è già stata tracciata da grandi marchi come Lush e Unicredit, che hanno sapientemente deciso di alleggerire o annullare del tutto la propria presenza sulle piattaforme di condivisione.

Quello che succederà nessuno lo sa con esattezza. Ma possiamo provare a farci un’idea: ci sarà un esercito di creatori di contenuti/amministratori delegati del proprio blog/reporter vari/founder di hashtag in libera uscita. È probabile che, non avendo maturato competenze specifiche se non i cambi di filtro, molti di costoro si ritroveranno allo sbaraglio, in lacrime come la mitologica influencer a cui avevano chiuso il profilo su Instagram. Tutti quelli che hanno imparato a creare dei contenuti veri, invece, saranno in grado di reinventarsi.

Nel frattempo ci tocca continuare a dare le nostre pagelline (qui la prima e la seconda puntata). Sempre, come da abitudine, nel settore che ci compete, quello del travel.

Come si diventa travel blogger /3 – Le mie pagelle ai cinque più in vista

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