Chi si nasconde dietro i grandi successi dell’estate come, ad esempio, “Roma-Bangkok”, “Vorrei ma non posto”, “L’esercito del selfie” e “Amore e Capoeira”? Due tra i produttori più prolifici d’Italia: Takagi & Ketra. Naturalmente quest’anno non si accontentano di portare avanti il loro nuovo brano “Jambo” con la musa Giusy Ferreri e Omi, ma hanno messo lo zampino su altri tre canzoni candidate a diventare tormentoni estivi: “Ostia Lido” di J-Ax, “Tequila e San Miguel” di Loredana Bertè e “Camera con vista” di Federica Abbate e Lorenzo Fragola.

“Se vi chiedete cosa voglia dire “Jambo” non è altro che “un saluto, vuol dire ciao ed è quello che ti senti ripetere cento volte al giorno, quando vai a fare una vacanza in Africa. Il popolo africano saluta tutti, indipendentemente se si conosce una persona, e lo fanno con un sorriso disarmante. Questa è una cosa che ci ha colpito molto. Quando abbiamo ascoltato diverse canzoni africane alla ricerca del nostro sound, ci è venuto naturale inserire questa parola che raccolga il senso dell’Africa”.

Ma come si costruisce un tormentone estivo? Istinto, studio o c’è dell’altro? Interrogati direttamente sulla questione viene subito fuori il parallelismo con la palestra: “Stiamo tutti i giorni in studio. Diventa poi come un esercizio, come quando vai in palestra e ci andiamo tutti i giorni, anche di domenica. – dicono Takagi & Ketra – Per noi la musica è come una medicina: quando hai tanti problemi, perché diciamocelo la vita non è tutta rose e fiori, la musica è un modo per uscire dai problemi che hai in testa, le paranoie… Abbiamo avuto tutti dei momenti difficili anche noi e le note ci hanno aiutato. Quindi il segreto è andare tutti i giorni in studio, fare tante canzoni perché come diceva la Sandrelli bisogna: ‘provare, provare, provare’ e alla fine arriva il risultato!”.

Quindi le canzoni sono come balsamo per le difficoltà della vita. “La musica dovrebbe essere quel momento della giornata in cui ti liberi dalle oppressioni della vita, in quei tre minuti cerchiamo di strappare i pensieri dalla testa. – spiegano i due produttori – Non è una missione, ci viene facile perché siamo così, essendo noi da sempre vicini alla gente. Non facciamo qualcosa di diverso da quello che siamo, abbiamo questo tipo di formazione, non abbiamo studiato nelle accademie, ma abbiamo l’orecchio legato ‘alla strada’, alle cose fresche e nuove”.

Il tormentone ha, dunque, anche una funzione sociale, specialmente in questo momento storico particolare. “Non siamo messi bene, siamo un po’ al capolinea – dichiarano – e ce ne stiamo accorgendo. Questo è importante ed è una novità per gli italiani. Abbiamo sempre avuto la testa tra le nuvole, badiamo tanto alle stupidaggini e andiamo poco al sodo. Però in in questo momento ci pare ci sia una prima forma di ‘awakening’, come dicono gli americani, ossia di risveglio generale. Ci si sta accorgendo di tante cose, ogni giorno sembra quasi una barzelletta, molte volte la realtà supera la fantasia e questo è realmente preoccupante”.

Poi ecco che arriva la musa di Takagi & Ketra, Giusy Ferreri, con lei infatti hanno lavorato ben quattro volte. “Sono felicissima e orgogliosa di cantare Jambo e non smetterò mai di ringraziarli. Sono tanto grata per tutte le cose belle che abbiamo fatto in passato, indipendentemente dal successo. Mi piace davvero stare con loro e quello che fanno mi piace tanto. Ritengo che creino un sound coinvolgente, moderno, figo e stiamo bene insieme come fratelli”.

Sul segreto della loro capacità di trasformare un brano estivo in tormentone, Giusy ha pochi dubbi: “Fanno i modesti ma il loro punto di forza sono l’intuito e la grande sensibilità. Il loro sound include tante caratteristiche, non solo legate alle sonorità del nostro Paese, ma anche al versante internazionale. Diciamo che è un qualcosa che non si è mai sentito da noi. Inoltre c’è sempre un occhio attento alle culture diverse dalle nostre, basti pensare ad ‘Amore e Capoeira’, ‘Roma Bangkok’ fino all’Africa con ‘Jambo’. Sono tutti racconti di una umanità diversa, quella vera, semplice, non contaminata dalla superficialità e dal caos occidentale”.

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